Zootropolis: l’intervista al produttore Clark Spencer!

Clark Spencer è il produttore di Zootropolis, il 54° Classico Disney diretto da Byron Howard e Rich Moore e co-diretto da Jared Bush, nelle sale italiane da Febbraio 2016.

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Veterano dei Walt Disney Animation Studios, ha contribuito alla realizzazione anche di Lilo & Stitch, I Robinson – Una Famiglia Spaziale, Bolt – Un eroe a quattro zampe, Rapunzel – L’intreccio della torre, Winnie The Pooh – Nuove avventure nel Bosco dei 100 Acri e Ralph Spaccatutto. Lo abbiamo incontrato a Milano, dove ci ha mostrato in esclusiva alcune immagini del film e illustrato il “making of” di questa nuova avventura ambientata nella moderna Zootropolis, ricca di divertenti situazioni in cui ciascuno ritroverà la propria vita di tutti i giorni. Qui sotto, l’intervista (potrebbe contenere SPOILER):

clark spencer zootropolis

Zootropolis è una cittadina di soli mammiferi?

Quando cominciammo a realizzare il film, parlammo di tutti gli animali che potessero vivere all’interno di questa città. Abbiamo lasciato che fosse la storia a decidere, in particolar modo quando abbiamo stabilito che dovevano esserci due gruppi di animali: i predatori e le prede. Il fatto che ciascun gruppo dia per scontato qualcosa relativo all’altro gruppo, a quel punto ci siamo limitati ai mammiferi e quindi abbiamo lasciato andare i rettili, gli uccelli, i pesci che vivono nei mondi circostanti, intorno a Zootropolis. Ma la città si è concentrata su questi due gruppi di animali e quindi sui mammiferi.

I cattivi sono molto importanti nella tradizione Disney. Ci sarà una figura negativa importante?

Vedrete qualcosa di più. Ci sarà dell’altro, che ovviamente non vi abbiamo mostrato oggi, lasciandolo fuori intenzionalmente. Man mano che il film andrà avanti, ci sarà un grande mistero che i due protagonisti [Nick Wilde e Judy Hopps] dovranno affrontare e risolvere. Si svilupperà qualcosa di molto importante che non avete visto e che come in tutti i grandi film della Disney, i cattivi saranno dei cattivi fantastici. Vedrete cosa verrà fuori!

Quanto di questo film è dovuto all’abilità nel creare dei personaggi antropomorfi che parte da Robin Hood o da Bianca e Bernie, che già avevano una costruzione delle città e delle cose?

Byron Howard, uno dei nostri due registi, era entusiasta. E’ stato lui a proporre l’idea di realizzare un film con animali parlanti e Robin Hood è uno dei suoi film preferiti che voleva sfruttare. Così, abbiamo deciso di ispirarci alle grandissime storie Disney con animali parlanti. Però John Lasseter (produttore esecutivo della pellicola e Direttore Creativo dei Walt Disney Animation Studios e della Pixar), è stato molto chiaro con noi, dicendo: “Voglio un film su animali come non si è mai visto prima! Un film mai realizzato finora. Io voglio che sia un film moderno, un film contemporaneo”. Questo ovviamente è stato possibile grazie alla tecnologia di cui disponiamo oggi. Abbiamo potuto realizzare un film da un punto di vista tecnologico che 10-15 anni fa non sarebbe stato assolutamente possibile fare – e ne abbiamo avuto un assaggio questa mattina, per esempio quando vi abbiamo spiegato l’effetto del vento sul pelo degli animali o il fatto di vedere come si muovono gli abiti addosso agli stessi e di come si cuciono gli abiti addosso agli animali; perchè mettere degli abiti ad un elefante, che di per sé è un animale grande e grosso, è ben diverso dal cucire degli abiti su di un topo ragno o sugli altri personaggi. La tecnologia ci ha aiutato tantissimo a creare questo mondo, assolutamente nuovo e originale.

Come funziona la catena alimentare in Zootropolis?

Lo vedrete per un po’ già all’inizio del film. Noi ovviamente, come vi abbiamo già spiegato, abbiamo fatto tante ricerche: ci siamo rivolti a degli esperti di animali perchè il film inizia con i predatori e le prede che ad un certo punto decidono di convivere, smettendo così di mangiarsi gli uni con gli altri. Agli esperti abbiamo chiesto: “nel caso in cui non mangiassero altri animali, di che cosa potrebbero vivere?”. La risposta è stata che le proteine, per l’appunto, giocano un ruolo molto importante, possono essere ricavate dagli insetti e dai pesci. Quindi la catena alimentare di questi animali, i quali non si mangiano più a vicenda, mangiano insetti e pesci per poter sopravvivere.

Che tipo di difficoltà è stata riscontrata nell’includere nella stessa inquadratura animali piccolissimi e animali grandissimi?

Ottima domanda! Naturalmente nel momento in cui abbiamo deciso che avremmo fatto tutto in scala, e che quindi gli animali avrebbero avuto la scala reale relativa agli altri animali, non ci siamo resi conto di quali difficoltà avremmo poi provocato al direttore della fotografia che a quel punto avrebbe poi dovuto collocare le cineprese in maniera tale da poter rendere l’immagine corretta. Questo perché se avesse fatto soltanto l’inquadratura dal basso verso l’alto e viceversa, l’immagine non sarebbe stata perfetta. Abbiamo posto il direttore della fotografia di fronte a tanti vincoli, costretto a cercare d’impostare le macchine da presa nella maniera giusta. Alla fine siamo riusciti a trovare la soluzione, anche in maniera abbastanza divertente, poiché quando si arriva a questo punto si è costretti ad essere molto creativi, e come avete visto in quella sequenza in cui arriva l’ascensore in stazione, ci siamo detti: “perchè non lasciare la macchina da presa collocata nella stessa posizione? E per dare l’idea della scala, far apparire prima la giraffa poi l’ippopotamo ed infine il coniglio?”

Per questo film la Disney ha realizzato un software apposito? 

Abbiamo creato una serie di software poiché, soprattutto per quello che riguarda il pelo dei vari animali. Ci siamo concentrati molto su questo aspetto, studiando tutto con estrema accuratezza. Nella stragrande maggioranza dei film viene utilizzato il pelo umano come campione che poi viene colorato e quindi viene posto sugli animali. Noi invece abbiamo studiato ogni singolo pelo di ogni singola pelliccia (o comunque copertura) di più di cinquanta specie di animali, osservando proprio la struttura molecolare. Abbiamo creato dei software specifici anche per poterli illuminare bene. Anche per la simulazione del vento sugli alberi e sul pelo degli animali è stato creato un programma specifico. Stesso discorso per quanto riguarda l’ambientazione: per poter ricreare i vari ambienti, ci serviva un software che desse l’idea della distorsione del calore in Piazza Sahara oppure dell’umidità, ovvero la sensazione giusta nel quartiere della Foresta Tropicale. Questi sono tutti software di proprietà che abbiamo sviluppato appositamente per Zootropolis.

Com’è stata inventata la scena del bradipo? E’ geniale!

Per quanto riguarda la scena del bradipo, la grande opportunità si è presentata quando è venuta fuori l’idea di avere gli stereotipi anche nel regno animale. L’idea non soltanto dello stereotipo ma anche quella poi di rovesciarlo completamente con la visione che se ne ha di esso. A quel punto l’abbiamo presentata agli animatori e qualcuno ha proposto: “perché non ambientarla nel dipartimento dei veicoli mammiferi e far gestire il dipartimento da bradipi?”. Più avanti vedremo anche che questo verrà completamente rovesciato. Da un punto di vista della commedia e della comicità è stato estremamente divertente ed entusiasmante! I disegnatori si sono divertiti a crearlo e gli animatori ad animarlo.

C’è uno spoiler, il bradipo poi diventa velocissimo, Clark si è tradito! [risata]. L’hai detto te, Clark! Chissà che cosa farà quando sarà velocissimo… [risata]

Sappiamo che i progetti Disney e Pixar vengono elaborati nelle singole strutture. Vi sovrapponete o vi dividete i compiti d’animazione? Zootropolis sembra molto sullo stile Pixar. 

Innanzitutto va detto questo: quando abbiamo realizzato il montaggio di queste immagini da farvi vedere qui oggi, abbiamo pensato che fossero tipiche della tradizione Disney, percependo la sensazione di avere un po’ un piede nel passato. Zootropolis prende l’eredità dei film tipici di Disney con animali parlanti, ma con quel tocco di modernità. Geograficamente gli studi Pixar sono a San Francisco, mentre quelli Disney a Los Angeles. Entrambi gli studios hanno il vantaggio di avere due grandi alla guida: John Lasseter e Ed Catmull che ci conducono e ci lasciano essere essere dei formidabili realizzatori di film. Abbiamo la possibilità anche di scambiare, di fare cose insieme, ma ogni studios segue la propria ispirazione e le proprie scelte, ecco perché lavoriamo anche in maniera abbastanza separata.

Avete già pensato ad una possibile serie di sequel per questo film?

Quando si sviluppa e si realizza un film ci si concentra su quella storia specifica e sui suoi personaggi. Ovviamente sia la storia che i personaggi sono inseriti in un mondo molto più ampio e vedremo se ci saranno le opportunità e se saremo così fortunati da poter avere la possibilità di andare ad esplorare altri personaggi in altri mondi o questi stessi personaggi con un’altra storia. Ma non è questa la ragione per la quale si fa un film. John Lasseter dice sempre che non dobbiamo mai fare un altro film con gli stessi personaggi o con lo stesso mondo, a meno che il regista non abbia una storia veramente interessante da raccontare. In Zootropolis c’è un mondo che finora non si era mai stato realizzato, dove gli animali vivono senza la presenza di esseri umani. Non è mai esistito prima perché o avevamo gli animali che vivevano senza interazione con l’essere umano in un mondo però naturale come nel Il Re Leone; oppure gli animali che vivono in un mondo con la presenza degli umani come ne Il Libro della Giungla.

E Robin Hood? Sembra molto riconducibile alla volpe Nick Wilde.

Si, però la storia di Robin Hood era già esistente nella letteratura e venne raccontata da Walt Disney con gli animali, ma non è una storia creata in originale come Zootropolis.

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