Toy Story 4: la conferenza stampa con le voci del film!

Ecco chi saranno i doppiatori in “Toy Story 4“,
tra new entry e vecchie conoscenze.

Luca Laurenti, Corrado Guzzanti e Rossella Brescia si uniscono al voice cast italiano.
 
Il film, nelle sale dal 26 Giugno, vede inoltre il ritorno delle storiche voci di Massimo Dapporto e
Riccardo Cocciante,
mentre l’amato cowboy Woody avrà la voce di Angelo Maggi.

Il 18 Giugno sono state presentate a Roma le voci italiane di Toy Story 4. Nel sequel del famosissimo “mondo dei giocattoli”, Woody, Buzz e gli altri si imbarcheranno in un viaggio on the road che li condurrà in luoghi inaspettati. Qui ritroveranno vecchi amici e incontreranno nuovi compagni di avventura.

Nella versione italiana di Toy Story 4 un importante cast di voci dà vita ai nuovi giocattoli. Luca Laurenti è Forky, un cucchiaio-forchetta usa e getta trasformato in un giocattolo dalla piccola Bonnie; Corrado Guzzanti è Duke Caboom, un giocattolo degli anni ‘70 che, a cavallo della sua potente motocicletta acrobatica, è sempre pronto a mostrare le proprie pose da stuntman con sicurezza e spavalderia; Rossella Brescia è una ballerina volante tra i giocattoli a disposizione dei bambini nel parco giochi.

Il nuovo capitolo della saga vede inoltre il ritorno delle storiche voci di Massimo Dapporto, nei panni dello Space Ranger Buzz Lightyear, e Riccardo Cocciante, ancora una volta interprete della canzone “Hai un Amico in Me”, presente nei titoli di apertura del film. Durante la proiezione ci sarà anche spazio per una nuovissima canzone, “Non permetto”.

Dopo la scomparsa del celebre e amato conduttore Fabrizio Frizzi, indimenticabile voce italiana di Woody, lo sceriffo torna sul grande schermo con l’interpretazione di Angelo Maggi, già doppiatore di Tom Hanks, voce originale del personaggio.

 

Ecco l’ultimo trailer con le voci italiane ufficiali:
 
 
Benji & Fede partecipano a uno speciale cameo nei titoli di coda, dando voce a due ranocchiette-giocattolo tra i premi del luna park in cui è ambientata parte della nuova avventura. Inoltre interpreteranno una nuova versione dell’iconico brano firmato da Randy Newman “Hai un amico in me”, che accompagna i titoli di coda del film.
 

La colonna sonora di Toy Story 4, ancora una volta firmata da Newman,
include due nuovi brani e sarà disponibile in versione digitale a partire dal 21 Giugno.

Abbiamo incontrato i doppiatori in una conferenza stampa: ecco quello che ci hanno rivelato.

Mi ricollego al ricordo di Fabrizio Frizzi: siamo arrivati Toy Story 4 e purtroppo abbiamo perso un amico durante questo cammino. Riccardo e Massimo, volete parlarci di un ricordo personale legato ai lavori passati che avete affrontato con lui?

Riccardo Cocciante: “Fabrizio è una persona veramente incredibile, molto semplice e molto alla mano. Si parlava facilmente con lui. Mi ricordo quando abbiamo registrato “Hai un amico in me” e mi diceva sempre “Ma io non so cosa devo fare, non so cantare.”, una persona così semplice.. Ringrazio Fabrizio per essere stato quello che è stato. È veramente stato l’amico di tutti. Ora l’abbiamo perso, e questo è per me un grande dispiacere.”

Massimo Daporto: “Mi unisco alle parole di Riccardo. Abbiamo fatto assieme i primi tre film di Toy Story. Lo conoscevo da quando ha cominciato a fare televisione e faceva il conduttore di una trasmissione per ragazzi. Abbiamo simpatizzato da subito.. *era difficile non simpatizzare con Fabrizio*.. una persona così pulita, così “irregolare” per il nostro ambiente, diciamo.. La sua perdita ci ha toccato molto, tutti, non soltanto il pubblico. Anche per noi colleghi è stata una perdita enorme. A qualcuno di noi che si è accorto della purezza interiore di Fabrizio, ha lasciato un esempio da seguire. Anche quando mi arrabbio penso a lui, penso alla sua risata, che non si capisce se ti prenda in giro oppure se sia una risata affettuosa, però a me suscitava il buonumore. Quando mi guardava e rideva, ridevo con lui. È stato una grande persona. Penso che il suo ricordo rimarrà a lungo con noi e con la generazione che l’ha conosciuto.”

Possiamo chiedere una carrellata su come sia stata per ognuno l’esperienza di doppiaggio in Toy Story 4?

Corrado Guzzanti: “Io sono molto contento di aver fatto parte di questa cosa, anche se microscopicamente. Il mio personaggio (Duke Caboom) è molto carino: un giocattolo ‘vintage’, un motociclista acrobatico a molla con dei baffoni alla Village People, che è più o meno dell’epoca in cui ero ragazzo io; è un esibizionista un po’ sbruffone ma anche sensibile, che ha avuto il trauma dell’abbandono da parte del bambino che l’aveva voluto per lo spot pubblicitario, dal quale era rimasto deluso perché non saltava come avrebbe dovuto. È stato molto divertente farlo.”

Luca Laurenti: “Il mio personaggio, Forky, è il frutto dell’immaginazione della bambina, Bonnie. Viene creato all’asilo in un momento di difficoltà in cui Bonnie non può portarsi appresso giocattoli ‘veri’, e si ritrova di fronte a un bambino “che non la caga di striscio” (ndr), quindi, dalla sua fantasia e con i pochi materiali che si ritrova sul tavolo, riesce a creare Forky per farle compagnia.”

Massimo Daporto: “Per quanto riguarda Buzz Lightyear, dovrei raccontare cos’è successo con il primo film, per il quale mi sono presentato ai provini e ho vinto. Arrivavano delle richieste dall’America per quanto riguardava i doppiatori dei personaggi in altre lingue. Avevano un “degustatore” di timbri che valutava se la voce fosse o meno accattivante, indicata per quel personaggio. Poi hanno cominciato a fare domande: titolo di studio, indirizzo politico, malattie.. mi era venuta l’idea di chiedere più soldi tanto più mi rivolgevano domande. Siamo arrivati a una bella cifra!
Tornando al personaggio: Buzz è un vincente, nel senso che piace molto al pubblico, ai bambini.. Mi ricordo che una volta mi chiesero un autografo, e io mi firmai “Massimo Daporto”; al che mi dissero: “Ma che Massimo Daporto! Buzz Lightyear!” e allora mi corressi: “Con simpatia, Buzz Lightyear”. Per prepararmi al doppiaggio, principalmente seguivo le linee guida del personaggio originale. Mi ha fatto una grande simpatia il fatto che credesse di essere umano, quando invece è un giocattolo. Spero che non si concluda tutto col quarto film, ma che possa andare avanti “verso l’infinito e oltre”.”

 

Riccardo Cocciante: “Ho cantato anche la primissima versione di “Hai un Amico in Me”; dopo averla sentita in lingua originale, dovevo trovare una maniera mia di esprimermi cantandola, quindi era importante per me che si riconoscesse la mia personalità anche in una canzone che non era mia. È sempre importante ritrovarsi dentro ciò che si canta e non essere semplicemente ‘quello che copia’. Dei miei colleghi (Benji e Fede) ho trovato l’interpretazione molto fresca, semplice, con una chitarra suonata bene, una voce che canta bene. Mi piace sempre la semplicità e la chiarezza nell’esposizione, e questo loro lo fanno, creando una versione ‘giovane’ di questa stessa canzone.”

Fede: “Ti ringrazio, Riccardo, per queste belle parole. Già dal discorso che abbiamo avuto modo di fare ieri sera ti guardo e ascolto con occhi e orecchie di chi vuole imparare. Mi dai una forza in più, che va oltre i complimenti alla nostra versione della canzone, e forse non ti ringrazierò mai abbastanza per questo.”

Benji: “Tu (riferito a Fede) sei un suo grande fan e quindi ti ha fatto tanto piacere conoscerlo. Entrambi siamo fan di Toy Story. Eravamo piccolissimi quando uscì il primo film, io avevo due anni e Fede uno. Per noi è stato un onore fare la nostra versione di una canzone che è storica, no? Quindi bisogna stare molto attenti quando si va a toccare qualcosa di iconico. Abbiamo cercato di dire la nostra per quanto possibile e siamo molto felici dell’opportunità e del risultato.”

Fede: “Oltre ad essere una canzone così importante, è una canzone che dice tanto nella sua semplicità. Io, nel mio piccolo, pensando a qualche anno fa, non avrei mai immaginato di poter avere questa occasione. Ho cercato di mettere tutto me stesso nell’interpretazione di questo pezzo, pensando di avere un bambino davanti che cercasse di trarne positività. Toy Story è un film carico di messaggi, alcuni più chiari, altri da interpretare. Io ad esempio Woody lo associo a mia madre, che cerca di starmi vicino, ma senza farsi vedere. Spero che lasci qualcosa anche a tutti voi.”

Riccardo Cocciante: “L’importante è sempre guardarsi intorno, sentire i giovani, ascoltarli. Si impara anche da loro, come loro hanno imparato da noi.”

Rossella Brescia: “Allora, il mio ruolo è veramente piccolo: sono la ballerina volante. Però siccome sono anch’io una fan accanita di Toy Story e penso sia un film che lascia tanti messaggi positivi, e in questo periodo ne abbiamo bisogno, quindi va visto dai bambini, ma anche dai grandi. Quello del doppiaggio è stato per me un bel momento, piccolo, ma intenso.”

Qual è secondo voi la metafora più bella trasmessa da Toy Story 4?

Rossella Brescia: “Io mi soffermerei su Forky, che è proprio un giocattolo costruito fisicamente da un bambino, e non comprato. A volte avendo a disposizione cose semplici si riescono a fare grandi cose che rendono felici, anche con una forchetta presa dalla spazzatura. Penso che questo sia un messaggio molto importante da cogliere per i ragazzi, soprattutto oggi che c’è tanto consumismo.”

Fede: “Io direi Woody, in cui appunto ho rivisto molto mia madre, che quatta quatta, senza che io mi accorga di niente, vuole farmi trovare tutto pronto, anche se ho 25 anni. Però, col senno di poi, se non ci fosse stata lei forse non sarei riuscito a seguire il mio sogno. La cosa bella è che Woody mette da parte il fatto che non sia più lui il giocattolo preferito da Bonnie, ma vuole comunque farla stare bene. Così come tutti gli altri giocattoli che fanno squadra per supportare Woody e renderla felice. Questo, insieme a quello di Forky è il messaggio più bello, ma ce ne sono veramente tanti per chi non si ferma alla superficie.”

Benji: “Per riprendere quello che diceva Raffaella, è bello anche il fatto che vengano recuperati (per fare Forky) oggetti che altrimenti verrebbero buttati via.”

Riccardo Cocciante: “A volte ai bambini si fanno regali costosi perché si pensa siano più apprezzati, invece capita che un niente assuma un valore enorme. Come la coperta di Linus, ad esempio. Questo fa capire che l’affetto che si dà alle cose non dipende né dal loro prezzo né dalla qualità.

*SPOILER SUL FINALE* Massimo Daporto: “Secondo me è la ricerca della felicità, del proprio ‘io’; noi alla fine vediamo che Woody decide di lasciare la bambina e seguire la propria strada, perché probabilmente pensa di averle dato tutto quello che gli era possibile darle. Mentre, al contrario, la bambina che si perde diventa la nuova ‘strada’ per GabbyGabby. In quella scena mi sono commosso. Ho proprio pensato: “Ma guarda questi quanto sono furbi! Riescono a farci piangere a qualsiasi età.”

Luca Laurenti: “Io penso che l’infelice è colui che non crea. Alla fine con i nostri giocattoli siamo noi a inventarci le storie, e a quel punto ci parlano. Non sono più una ‘cosa’. Come quando un artista realizza un quadro: il disegno diventa la cristallizzazione del pensiero dell’artista, in cui si identifica. Così noi ci identifichiamo nei nostri giocattoli quando giochiamo con loro.”

Corrado Guzzanti: “Ho visto tutti i film di Toy Story e questo mi sembra il più ‘esistenzialista’.  È molto viva l’idea dei giocattoli di avere senso di esistere solo se legati ad un bambino. Invece nello sviluppo della storia si impara a ricredersi, riscoprirsi, avere fiducia in se stessi, anche e soprattutto grazie agli amici. Ho trovato la narrazione molto raffinata. Stavolta sembra un film pensato più per gli adulti che per i bambini.”

Un altro aspetto interessante è l’evoluzione di Bo Peep, che abbiamo imparato a conoscere come personaggio più passivo, ma qui si trasforma quasi in guerriera. Quanto è importante per voi che la Pixar stia dando tutto questo carattere ai personaggi femminili?

Massimo Daporto: “È giusto che ci sia stata un’evoluzione di questo personaggio. Probabilmente avranno pensato che legata all’evoluzione di Bo ci sarebbe stata anche quella di Woody. A tratti pare quasi che Bo sia la parte maschile e Woody quella femminile. Bo è forte, energica, decisa, mentre Woody segue quello che lei crede sia giusto fare.”

Riccardo Cocciante: “Mi sembra che questo aspetto ricalchi la società di oggi, quella della donna che sta prendendo un posto sempre più importante, in molti ruoli. Cosa che anni fa non c’era.”

Mi sembra che il tema centrale di Toy Story 4 sia la crescita personale, e anche l’avvertire che ci sia un momento per ogni cosa: il giocattolo che si deve fare da parte, il bambino che deve crescere, etc. Cosa ne pensate, in particolare riferendovi alla vostra vita?

Riccardo Cocciante: “Credo che l’artista debba sempre crescere. Crescere nel senso di andare avanti, cercarsi, non fermarsi. Non copiarsi, rinnovarsi, osare. È quello che ho sempre cercato di fare. Già quando sono nato come artista ho “osato” presentarmi come tale. Poi ho osato fare un “Notre Dame de Paris”. Ad oggi sembra ovvio, ma all’inizio è stato rifiutato da tutti. Quindi già il fatto di osare è un passo in avanti per un artista. Essere un artista è una benedizione e una maledizione. Non scegliamo di essere artisti, lo siamo perché nasciamo con questa possibilità, sta a noi coglierla.”

Fede: “Io ho un motto, una frase che diceva sempre mio padre e che ho anche tatuato ‘semper paratus’, che significa che nella vita bisogna essere sempre pronti a tutto. E il cambiamento ne fa parte. Una volta che si trova equilibrio tra gioie e tristezze si riesce ad andare avanti nel modo più positivo per se stessi. Basta solo capire dove vuoi andare. E come ti vuoi comportare. E penso che Woody sia lo specchio di questo. È passato dall’essere il giocattolo preferito e coccolato da Andy, poi amato da Bonnie, infine Bonnie stessa ha preferito giocare con Forky piuttosto che con lui. Nonostante questo sentirsi mettere da parte, Woody ha cercato il meglio per Bonnie, dicendo che prendersi cura di Forky era l’unica cosa che poteva fare per renderla felice.”

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