La Bestia: storia ed evoluzione di un personaggio

Com’è nata la Bestia?

Molti di voi si saranno certamente posti questa domanda, poiché la Bestia che tutti conosciamo è un incrocio di diverse specie e possiede molte caratteristiche spesso attribuite agli animali selvaggi. La sua figura ha origine alcuni secoli fa.

In principio era un serpente

Esistono diverse rappresentazioni della Bestia: in passato è stato raffigurato più volte come un tricheco o un ciclope, ad esempio. La più famosa al di fuori della Disney, spesso associata alle illustrazioni della fiaba originale, è quella di Walter Crane, che lo raffigura come un cinghiale antropomorfo. Nella versione scritta del 1550 di Giovanni Francesco Straparola, reputata la prima in assoluto, la Bestia era un serpente.

A rendere popolare il racconto è stata la scrittrice Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, nel 1740, grazie alla raccolta La jeune américaine et les contes marins, nella quale un’anziana signora in viaggio per mare racconta delle storie, tra cui La Bella e la Bestia. In suo onore, nel live action del 2017, la città in cui Belle si è trasferita con Maurice è stata battezzata Villeneuve. Nel 1756, l’insegnante aristocratica Jeanne-Marie Leprince de Beaumont ha reso ancora più popolare il racconto abbreviandolo.

La versione cinematografica di Jean Cocteau (1946), invece, raffigura la Bestia come un leone antropomorfo. Questa figura ha ispirato anche il film di Christophe Gans con protagonisti Vincent Cassel e Léa Seydoux, con l’aggiunta di un particolare che solo la Disney aveva dato alla Bestia fino ad allora: gli occhi blu, in netto contrasto con la pelliccia marrone, nonché l’unico tratto che riflette la sua umanità.

Adam, la prima Bestia

Glen Keane, negli anni ’90, è stato il primo disegnatore a combinare più animali per dare vita alla versione Disney della Bestia, che ad oggi è l’immagine più popolare associata a questa storia. È stato scelto per il film d’animazione di Kirk Wise e Gary Trousdale perché i produttori credevano che il suo tocco delicato avrebbe subito conferito una particolare sensibilità a un personaggio rude e aggressivo come la Bestia.
Keane disegnava ripetutamente scimmie, orsi e leoni per trovare l’ispirazione che lo avrebbe portato al personaggio che tutti noi conosciamo. All’inizio aveva anche pensato a delle corna esageratamente grandi, ma ridicolizzavano il personaggio e lo rendevano più simile a un alieno che a un animale. Ogni mattina, durante la pre-produzione in Inghilterra, si fermava allo zoo di Londra per ritrarre alcuni animali e studiare le loro figure; finché non gli è venuta un’idea: la Bestia doveva essere capace di camminare a quattro zampe, così ha cominciato a studiare l’andatura dei lupi.
Nella scena in cui la Bestia aspetta che Belle venga a cena, lui cammina avanti e indietro su tutte e quattro le zampe in modo nevrotico. In quel momento, si sente proprio come i suoi “amici” lupi: un animale ansioso perché intrappolato. Dopo quel progresso, gli studi di Keane sui mandrilli sono stati scartati; ma la presenza intimidatoria del principe maledetto gli è stata suggerita dai gorilla dello zoo di Los Angeles. Essere vicino ai gorilla gli ha dato l’idea di come dovesse sentirsi Belle di fronte alla Bestia: minacciata.

La testa della Bestia, invece, è stata ispirata dalla vista di un bufalo appeso al muro nel negozio di un imbalsamatore vicino ai Walt Disney Studios. Il produttore Don Hahn ha comprato la testa e l’ha appesa nell’ufficio di Keane per ricordargli che la vera bestia era quella attaccata al muro, e che lui stava solo disegnando un personaggio. Il disegnatore ha unito, quindi, il pelo e la testa del bufalo, la criniera di un leone, un corpo che ricordava un orso, le sopracciglia di un gorilla – la forza delle sopracciglia di un gorilla che nascondono gli occhi, se aggrottate –, le zanne di un cinghiale e le zampe e la coda di un lupo.

La versione Disney della Bestia è una figura drammatica, capace di esternare una rabbia violenta che lo lascia sempre con un grande senso di malinconia e insoddisfazione. Ma la Bestia è anche un personaggio pieno di vulnerabilità, quella che mostra a Belle quando cerca di nutrire un uccellino nella sua enorme zampa.
Keane ritiene che la Bestia sia l’eroe più complesso della storia dell’animazione Disney. In un classico Disney, in genere, il principe deve sconfiggere un nemico esterno, ad esempio una strega o un drago. Il vero nemico della Bestia, invece, è la sua rabbia feroce e incontrollabile, la sua stessa natura: l’unico cattivo da sconfiggere è dentro di sé.
Animare le emozioni dei personaggi è estremamente complicato, specialmente durante le scene in cui non c’è molta azione: il tormento interiore della Bestia quando decide di lasciar andare Belle si concentra tutto nella sua espressione facciale, e non può essere espresso in altri modi né – per il momento – essere estinto.
La parte più difficile è stata, tuttavia, la sua versione umana. Disegnare gli uomini, specialmente gli eroi, ha sempre costituito una sfida in casa Disney, e nei primi tempi nessuno voleva assumersi la responsabilità di disegnarli: ecco perché, in Biancaneve e in Cenerentola, i principi si vedono molto poco! Se sono attraenti, inoltre, rischiano di sembrare effeminati o fuori luogo. E più realistici sono i personaggi, più difficili diventano da animare. Ecco perché lo studio più intenso è arrivato nel momento in cui si è dovuti passare dalla Bestia a… Adam.

A proposito di questo nome, vi siete mai chiesti da dove spunta fuori?

Se ci fate caso, questo principe Disney non viene mai chiamato per nome, in nessuno dei film (e dei libri) in cui compare. Questo fatto mette uno strano accento sulla sua natura di Bestia e, soprattutto, sulla sua vita prima di subire il sortilegio della fata.
Il nome Adam per la Bestia nasce da un videogioco Trivia su CD-Rom distribuito qualche anno dopo l’uscita del film. Il nome del principe, come mostra l’immagine, poteva essere indovinato per esclusione.

Eppure, ha senso: Adam significa “uomo”, “umanità”, e “della terra”. Insomma, questo nome nato quasi per caso e poco diffuso indica che la Bestia, sotto la sua folta pelliccia e il suo forte legame con la natura e la terra, rimane pur sempre un uomo – tra l’altro, un uomo molto sfortunato, se ricordiamo che è stato maledetto all’età di undici anni e che tutti gli undicenni, chi più chi meno, sono viziati ed egoisti.

Storie di eroi che non han paura del domani

Finora ho parlato dell’aspetto fisico e dell’iconografia della Bestia, ma ho tralasciato cosa molto importante: il carattere del personaggio. Si tratta di un principe segnato da un passato infelice e da una severa punizione per i suoi errori. Per questo, più film al riguardo potrebbero non bastare ai fan Disney affamati di conoscenza (ricordiamo il classico Disney, il live action, La Bella e la Bestia: Un Magico Natale e Il Mondo Incantato di Belle). È pur vero che, in 90 minuti di film, molto spesso si trascurano dettagli che potrebbero essere raccontati meglio, e con più spazio, in un libro.

Per cominciare, ai più curiosi suggerisco la fiaba originale. Che sia la versione estesa di Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve o quella breve di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, entrambe si trovano sul mercato ad un prezzo accessibile, specialmente per chi conosce il francese (se volete avventurarvi nella lettura in lingua originale, per leggere la storia senza troppi problemi vi basta essere di livello B1 del QCER; altrimenti, potete optare per la traduzione in italiano!). Gli splendidi disegni di Walter Crane, che accompagnano la maggior parte delle edizioni stampate di questo racconto, sanno ritrarre alla perfezione un personaggio severo, ma misericordioso come solo la Bestia sa essere –  specialmente quando ogni sera parla con Belle e la guarda con la speranza di ricevere il suo amore, un «sì» che lo strapperebbe da una morte crudele e solitaria. Il principe che troverete qui non è violento, non urla e non è infantile come a volte dimostra di essere la versione Disney del personaggio, ma un cuore onesto e pronto ad amare. L’ideale per chi ama questa storia in tutte le sue forme.

Agli appassionati dell’animazione Disney consiglio Tale as Old as Time – The Art and Making of Beauty and the Beast. Questo libro racconta com’è nato il classico Disney che tanto amiamo, dalla prima bozza della sceneggiatura, agli studi sui protagonisti, alle canzoni, alle attrazioni del parco di Orlando (tra cui la ricetta del grey stuff presente nella versione in lingua originale di Stia con noi), al musical di Broadway e al live action. Questo libro, purtroppo, è disponibile su Amazon soltanto in inglese e a un prezzo non molto accessibile, tuttavia giustificato dai contenuti altamente tecnici che possono essere scoperti e studiati tra le sue pagine. In questo caso, le competenze linguistiche necessarie alla lettura equivalgono a un livello B2-C1 del QCER.

Agli amanti del fantasy, delle fan fiction e del genere Young Adult consiglio la Twisted Tale As Old As Time, di cui ho discusso a marzo in questo articolo. Anche questo romanzo è disponibile soltanto in inglese, ma per leggerlo basta un livello A2-B1. Con un po’ di fortuna, fra qualche mese forse vedremo spuntare un’edizione italiana… chissà?
As Old As Time risponde a una domanda: e se la fata che ha maledetto la Bestia fosse la madre di Belle?
La storia rende giustizia al personaggio della Bestia, riscattandolo da tanti luoghi comuni e fornendo un punto di vista innovativo sulla sua figura. Molti dei particolari descritti in questo libro, pubblicato nel 2016, hanno anticipato alcuni dettagli della trama del live action, uscito l’anno successivo. È molto fedele al classico, ma poi un avvenimento cruciale fa sì che cominci una storia del tutto nuova, con gli stessi personaggi, solo approfonditi tramite avvenimenti che non ci sono stati mostrati sul grande schermo.
L’autrice, Liz Braswell, mette sempre l’accento sull’unico particolare umano rimasto sul volto della Bestia: i suoi occhi azzurri, che risaltano in modo minaccioso e affascinante per via del contrasto con il suo pelo bruno. Ci ricorda che questo principe è stato punito troppo severamente per i suoi peccati, a tal punto da diventare la vittima di un’ingiustizia, di una fata troppo assetata di vendetta per il suo popolo.
Grazie a Belle, la Bestia imparerà ad essere più umile, ad abbassare la testa e a non dare per scontata la presenza di chi gli sta accanto. E come nelle storie d’amore più belle, i due finiranno per salvarsi a vicenda.

Chi preferisce le fan fiction dove la fantasia non ha freni, potrebbe invece leggere The Beast Within di Serena Valentino, anch’esso datato 2016.  Anche questo romanzo è disponibile solo in inglese e richiede un livello A2-B1 per una lettura senza troppe occhiate al dizionario.
The Beast Within fa parte della collana Disney Villains, ovvero le storie Disney raccontate dal punto di vista dei cattivi. Tuttavia, la Bestia costituisce un’eccezione: lui non è veramente cattivo, ha solo indossato una corazza di rabbia e pessimismo per evitare di illudersi sul  futuro.
La storia si prende troppe libertà: innanzitutto, Belle non compare quasi per niente; poi – e qui tenetevi forte – l’autrice parla di una lunga amicizia tra il principe e Gaston. Come se non bastasse, la maledizione gettata su di lui non è per niente fedele a quella della storia Disney, poiché la fata è una certa Circe, figlia di un allevatore di maiali (citazione colta, apprezzabile ma non sufficiente per rendere il libro qualcosa di più di una brodaglia di parole), che il principe aveva deciso di sposare finché non è venuto a conoscenza delle sue umili origini. Va da sé che l’incantesimo non viene lanciato quando lui ha undici anni, come nella storia originale, ma diciannove anni e mezzo. Non è tanto Circe a ricordargli costantemente della maledizione che grava su di lui, quanto le sue tre sorelle arpie; c’è dell’altro: la trasformazione da umano a Bestia non è istantanea, ma graduale. Il che permette di introdurre altri personaggi completamente inutili all’approfondimento psicologico della Bestia, che sarebbe dovuto essere il fine ultimo di questo libro.

I personaggi non sono stati approfonditi; al contrario: se sarete abbastanza curiosi, potrete addirittura leggere un Gaston che usa l’ironia e un linguaggio forbito! Sembra una cosa da poco e potrebbe anche renderlo più piacevole agli occhi di un lettore che l’ha sempre odiato, ma Gaston è un personaggio che va bene così com’è, perché veicola un messaggio non trascurabile.

Perché la Bestia è una persona migliore di Gaston?

Io credo che la risposta a questa domanda non sia poi così scontata. Il film d’animazione ci mostra un contrasto netto tra i due: Gaston è bello ma insensibile, la Bestia è una creatura “orrenda” ma con un grande cuore. Ma se ci soffermiamo a pensare, la loro differenza consiste in molto più di questo.
Gaston è, senza mezzi termini, un molestatore. Ne avevo già parlato nell’articolo La Disney contro la cultura dello stupro: lui corteggia Belle anche se lei non vuole saperne, organizza un matrimonio a sorpresa, tenta (volontariamente o meno) di distruggere o sminuire tutto ciò che lei ama, e arriva a rinchiudere suo padre in manicomio per ricattarla. Nonostante tutti i «no» di Belle, espliciti nel linguaggio non verbale come in quello verbale, lui non si dà per vinto, perché è il macho, l’uomo che non deve chiedere mai, che non accetta un no come risposta, che va a prendersi qualsiasi cosa voglia.
Se Belle avesse scelto Gaston, si sarebbe dimostrata un personaggio incoerente e poco intelligente. Perché Gaston è l’uomo che nessuna vorrebbe – né dovrebbe avere – al proprio fianco. Un uomo pronto a calpestare il proprio partner pur di mettere a tacere i propri capricci, un uomo che considera le donne dei trofei di caccia buoni solo a pulire, cucinare e sfornare figli, e guai a loro se, come Belle, osano avere anche altre aspirazioni nella vita.
La Bestia, seppur si faccia fatica a crederlo, è l’esatto opposto di Gaston. Certo, all’inizio considera Belle una sua prigioniera, ma ricordiamoci che il principe, il suo castello e i suoi servitori sono rimasti colpiti da una maledizione quando lui aveva soltanto undici anni e che, non avendo contatti con il mondo esterno, non conosce altri modi per farla pagare a chi abusa della sua ospitalità. All’inizio si dimostra immaturo almeno quanto Gaston, ma grazie a Belle si apre, si lascia cambiare, e accoglie positivamente tutti i suoi insegnamenti e le sue passioni – a tal punto da lasciare che lei gli legga delle storie. La Bestia, per amore e per rassegnazione, riesce a fare dell’entropia il suo punto di forza, e quando vede che Maurice è malato e che sua figlia vorrebbe tornare da lui, la lascia andare. Nel live action, infatti, Belle si innamora di lui soltanto quando è rimessa in libertà, quando può scegliere di amare e chi amare.
Questo è indubbiamente il vertice della crescita della Bestia: il momento in cui mette la felicità e i bisogni di Belle prima dei suoi. Il momento in cui ammette, sebbene non davanti alla diretta interessata, di amare. Perché l’amore ci rende grandi, ci rende capaci di cose che non avremmo mai creduto di poter fare o sopportare. La Bestia si fa portavoce di un amore sano, in quanto lascia alla sua amata la libertà di scegliere. Di andarsene. E di tornare, più motivata di prima.
La differenza principale tra la Bestia e Gaston è la capacità di lasciarsi plasmare dai traumi subiti, di accettare e rispettare i «no», la disponibilità a credere che le cose che noi giudichiamo brutte possano essere per gli altri una benedizione, un trampolino di lancio. La capacità di amare qualcuno al di fuori di se stessi.

Continuate a seguirci per leggere altre curiosità sul mondo Disney!

 

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