VIEW Conference 2014: Alla scoperta di Big Hero 6 con Alessandro Jacomini

Big Hero SixAlessandro Jacomini, supervisore dell’illuminazione alla Disney Animation Studios, è stato ospite alla VIEW Conference di quest’anno per farci scoprire
il mondo di Big Hero 6 attraverso il suo lavoro tecnico: le luci.

 

alessandro-jacomini-lighting-supervisor-disney-animation-294857_jpg_351x0_crop_q85Alessandro Jacomini, italiano di origine, lavora da parecchi anni alla Disney Animation Studios. Nella sua carriera si è occupato dell’illuminazione in diversi film tra i quali Rapunzel, Frozen ed infine BH6 (tratto da un fumetto Marvel).
Nella sua presentazione abbiamo potuto assistere ad alcune clip esclusive del nuovo film di animazione e capire parte del lavoro dietro le quinte.
Jacomini, giacca nera e camicia bianca, i capelli raccolti in una morbida coda bassa, ci mostra la città di San Fransokyo. Come suggerisce il nome stesso, la metropoli è una combinazione tra le città di San Francisco (California) e Tokyo (Giappone).
Per poterla realizzare, spiega Jacomini, è stato necessario uno studio accurato delle città a livello globale. Ovvero si è prestata attenzione dal posizionamento geografico, all’illuminazione diurna e notturna,fino ad arrivare all’architettura degli edifici. Poiché è la prima volta che la Disney si trova a dover realizzare una metropoli moderna per un film di animazione, per svolgere questo tipo di lavoro è stato composto un team di ben 80 persone che hanno fatto ricerca sul campo.
Tra le cose più complicate da realizzare c’é stato sicuramente il trovare un equilibrio non solo  tra le luci naturali del paesaggio e l’illuminazione artificiale a led delle insegne della città, combinandole per ottenere  un buon risultato realistico. Ma anche un equilibrio tra le caratteristiche occidentali e quelle orientali tipiche delle due città, in modo tale che lo spettatore possa sentirsi proiettato all’interno di San Fransokyo  che rappresenta la perfetta fusione tra le due culture. Potrete vedere quindi i grattacieli e il ponte tipico di San Francisco, insieme ad un’ambientazione tipicamente giapponese.
La presentazione si conclude con il nuovo trailer in lingua originale, che ci ha lasciati letteralmente con il fiato sospeso!

San Fransokyo2Alessandro Jacomini  è estremamente professionale anche con noi: ci saluta presentandosi educatamente e stringendoci la mano, chiedendoci se ci può dare del tu e se ci è piaciuta la presentazione a cui abbiamo assistito pochi minuti fa. E’ un personaggio tranquillo, concentrato, mentre noi siamo leggermente agitate per la nostra prima intervista che comincia così.

In BH6 viene usata la tecnica della Global Illumination, già usata in Frozen (2013). Ci risulta che per la realizzazione di quest’ultimo è stato necessario che il vostro team si recasse in Québec a studiare la rifrazione della luce sul ghiaccio. Come vi siete preparati, invece, per il lavoro di Big Hero 6?

Sì, in effetti per quanto riguarda Frozen io stesso ho avuto la fortuna di andare in Québec come all’Ice Hotel e altri posti per studiare la rifrazione del ghiaccio e della neve. Diciamo che questo processo fa parte proprio dello studio e della ricerca che è fondamentale in ogni film Disney. Anzi è una vera esigenza: lo stesso John Lasseter (ndr: direttore creativo dei Walt Disney e Pixar studios) vuole che si faccia questo tipo di indagine, perché non c’è niente di meglio che fare degli studi sul luogo e usare la ricerca.

Quindi fa proprio parte del lavoro?BIG HERO luce

Fa proprio parte del processo. Per quanto riguarda Big Hero 6, non ho potuto recarmi col team di ricerca fin dall’inizio, in quanto stavo terminando Frozen e sono giunto più tardi. Comunque, San Fransokyo è la città in cui si svolge il film: è un mix di culture e ambientazioni tra le metropoli di San Francisco e Tokyo, perciò si è cercato di catturare tutti gli elementi che sono tipici di queste due città. Il nostro team ha fatto addirittura delle ricognizioni notturne in elicottero e delle riprese aeree, analizzando parecchi dati per riprodurre adeguatamente un connubio tra le due città.

Secondo lei, qual è la cosa più difficile da fare e trasmettere attraverso l’illuminazione?

Ci sono diverse cose che sono complesse. Secondo me, una cosa abbastanza complicata dal punto di vista artistico è quella di trovare un equilibrio nella scena stessa. Lo scopo dell’illuminazione è molto spesso quello di fare da sottofondo all’aspetto emozionale, a quello che si sta raccontando. Però deve essere fatto in maniera impercettibile: lo spettatore non deve accorgersi di essere manipolato. Un po’ come avviene per  la colonna sonora. Quando si inizia a sentire che la musica diventa pesante e angusta, anziché immergersi nella storia ci si estranea dalla storia.
Ecco, per la luce è la stessa cosa: bisogna trovare quell’equilibrio. Non bisogna soltanto creare uno stato emotivo, ma anche dirigere l’attenzione dello spettatore in particolari zone dello schermo. Bisogna perciò essere delicati nell’approccio, farlo in maniera elegante  e plausibile col contesto. Per cui direi che, al di là dell’aspetto tecnologico e delle rese visive di certi materiali complessi da realizzare, è proprio questa la vera scommessa dal punto di vista artistico. Molto spesso si scambia la fotografia per qualcosa di superficiale, ma nello storytelling l’aspetto emotivo è la cosa più importante. Si è sempre al servizio dello storytelling, anche con la luce.

Siamo contente che abbia introdotto questo argomento del legame tra luce ed emozione, perché glielo volevamo proprio domandare. Infatti in Frozen, quando Elsa è nel castello di ghiaccio, il ghiaccio cambia colore a seconda dei suoi sentimenti.

Elsa giallo ghiaccioEsattamente. Quello è stato voluto dalla regia: si è usata la resa visiva del castello di ghiaccio per rappresentare i sentimenti provati da Elsa. Anche qui,  abbiamo cercato di farlo in maniera raffinata e non troppo plateale.
Sono state fatte alcune scelte innovative, da un certo punto di vista. Per esempio,nella scena della battaglia finale in cui Hans va a prendere Elsa, ci si sarebbe potuto aspettare di avere una palette di colori caldi e rossi. Invece è stata usata una palette diversa sul colore giallo. Il che è quasi un’eresia per quando si illumina ghiaccio e neve (ridiamo tutti, ndr).
E’ stato un progetto molto ambizioso, tutti erano molto sorpresi. Anche John Lasseter, che però è stato molto convinto della scelta. Mi chiedete quali sono le cose difficili … Questa è stata una cosa difficile: andare contro certi canoni e vincere la scommessa.

Per finire l’intervista, una domanda divertente: qual è il suo Big Hero preferito tra i sei?baymax

(ride divertito, ndr) Mi diverte molto Baymax. Divertirà anche voi.


BIG HERO 6 VI ASPETTA NELLE SALE DAL 18 DICEMBRE 2014!

 

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