L’illuminazione di Inside Out: intervista a Kim White!

Kim White, ai Pixar Animation Studios dal 1997, ha lavorato a capolavori come A Bug’s Life – Megaminimondo, Mosters & Co., Alla Ricerca di Nemo, Ratatouille, Toy Story 3 ed è direttrice della fotografia di Inside Out, occupandosi soprattutto dell’illuminazione di Gioia.

Kim White inside out

Ci ha parlato della sua esperienza alla VIEW Conference di quest’anno aprendo la terza giornata della kermesse torinese. Come ci aveva già detto il regista Pete Docter (clicca QUI per leggere l’intervista), Gioia è un personaggio a tutto tondo e proprio kim whiteper questo, anche dal punto di vista visivo, volevano che venisse fuori la sua complessità. Quando Kim ha cominciato a lavorare a questo nuovo film Pixar, ha subito capito che sarebbe stato fantastico per quanto riguarda il suo campo. C’è stato un grande lavoro da fare perché c’erano due mondi del quale tener conto: il mondo “OUT”, quello reale, umano, in cui Riley interagisce con i suoi genitori, va a scuola, gioca a hockey ecc.; e il mondo “INSIDE” quello della mente, in cui Gioia stessa è fonte di luce. Per questo motivo è stato difficile, in molti casi, concentrare l’attenzione degli spettatori altrove e non sulla sua emozione predominante. Anche le sue interazioni con gli oggetti e gli altri personaggi andavano controllate e in certi casi modificate, aggiungendo ombre inesistenti alle sue spalle per far risaltare la sua luminosità. Per creare l’illuminazione del Minnesota e di San Francisco, la città in cui Riley kim-white-JoyColorFulle i suoi genitori si trasferiscono, la troupe si è recata sul posto per studiare le ambientazioni. Il mondo reale risulta molto più spento rispetto a quello della mente, che invece è colorato, vivace e rimane tale finché a Gioia non sfugge di mano la situazione. Dopodiché la bambina cresce, cambiano le luci e si modificano le gradazioni di colore a seconda del contesto e del suo umore. L’immaginario è stato una vera e propria sfida, nulla era stato mai stato creato prima. Per costruire il mondo fantastico che vediamo nel film, cercando anche di interpretare il volere del regista, Kim ed il suo team di tecnici si sono concentrati su diverse fonti d’ispirazione: i lavori dell’artista statunitense James Turrell, che vertono principalmente sulla percezione della luce e dello spazio; alcuni spettacoli teatrali dalle forme eleganti e i colori saturi (es. Turandot) ed in particolare ad un Classico Disney che noi tutti conosciamo molto bene. Si tratta di Alice nel Paese delle Meraviglie con lo stile inconfondibile dell’artista Mary Blair. Il cambio della luce, che qui è fortemente poetico, nella scena in cui Alice si smarrisce nella foresta (cantando “Io mi so dar ottimi consigli…”) quando tutti gli strani abitanti del luogo scompaiono lasciando per un momento il loro contorno, finché non appare lo Stregatto; è stata di fondamentale importanza per illuminare il Subconscio.

 

Posted by Regno Disney on Giovedì 22 ottobre 2015

Anche il rapporto tra Gioia e Tristezza ha avuto il suo divario di luminosità: all’inizio è tenue e freddo, ma quando le due cominciano ad avvicinarsi e a mostrarsi complici diventa splendente. Vediamo inoltre la luce mutare in modo netto e decisivo quando Riley decide di rubare la carta di credito nella borsa della madre e scappare di casa. Predomina la scala IMG_9620di grigi nel mondo reale, comincia a farsi buio e a salire la nebbia, cosa che si ripercuote anche nel mondo psicologico. Bing Bong ci porge il suo ultimo saluto, le isole della personalità finiscono per spegnersi, di disintegrarsi e tutto sembra volgere al peggio. Ma è grazie alla tenacia di Gioia e alla presa di consapevolezza di Tristezza che tutto viene rigenerato, migliorato ed ampliato. È nel momento in cui Tristezza capisce di essere importante quanto le altre emozioni, che la luce torna a splendere sul viso di Riley, ravvivandosi ulteriormente nel mondo mentale.

Dopo aver assistito al suo panel, abbiamo avuto l’onore e il piacere di intervistarla e di scambiare quattro chiacchiere insieme durante le pause.

La decisione di colorare Gioia con colori sia freddi che caldi, è stata sua oppure è stata dettata dal contesto o è stata una scelta del regista?
È tutta questione di collaborazione. Cos’è successo con Gioia? L’Art Department ci passava dei dipinti in cui lei aveva un aspetto piatto. La prima cosa che ho fatto è stata quella di dire a Pete, il regista, che per me così non avrebbe funzionato. Comunque ho lavorato su quei dipinti e, siccome il risultato non era dei migliori, ci siamo detti “che cosa facciamo?”. Per questo motivo abbiamo fatto tantissimi tentativi, circa 60 test solo per Gioia, fino ad arrivare alla forma finale. Quello che sto cercando di dirvi, è che dietro c’è una grossa collaborazione, specialmente con personaggi così complessi sia dal punto di vista visivo, che emotivo.

Quali sono stati i problemi più grandi incontrati nella lavorazione di Inside Out?
Direi che i problemi maggiori li abbiamo incontrati lavorando al mondo della mente, che era totalmente di fantasia. Tutti i materiali che usavano i personaggi erano inventati di sana pianta e, arrivati al momento dell’illuminazione, non avevamo nessun “manuale” da seguire, potevamo andare avanti e indietro a nostro piacimento per vedere come doveva essere. pensiero astratto inside outQuesta è stata sicuramente la cosa più difficile! Al che mi sono detta: “Ma come mai ho trovato difficile Toy Story 3? È questo il vero difficile!”. Nel mondo inventato come in Inside Out, dovevamo creare ed inventare noi le cose.


Nel film troviamo la sequenza in 2D che riguarda il pensiero astratto. In che modo le luci hanno interagito in questo caso, dato che il resto del film è in 3D?
E’ stata una scena molto divertente da realizzare, ma anche molto difficile a causa del passaggio dal 3D al 2D. In particolare abbiamo dovuto capire come ricreare le ombre in modo che non sembrasse una versione antiquata del 3D, ma veramente bidimensionale. Per questo è stato molto complicato, ma per renderlo più facile abbiamo lasciato che un solo membro del team se ne occupasse dall’inizio alla fine.

Qualche mese fa noi abbiamo incontrato il regista Pete Docter a RomaInside out bing bong e abbiamo saputo che lei ha fatto disegnare a sua figlia Bing Bong che si vede sulla parete della casa di Riley durante il film. Ha contributo così in altri film Pixar?
È iniziato tutto quando hanno messo insieme la sequenza e l’hanno proiettata in presenza di tutti i capi dei vari dipartimenti, per poi spartirsi le mansioni. Quando è arrivata in quel punto in cui si vede Riley che disegna sul muro,
sono andata dal capo del dipartimento artistico e ho chiesto “Avete per caso bisogno di disegni di bambini?”. Mi hanno detto di si, perché avevano provato a farlo loro, ma non sembrava fatto da un bambino. Così, ho preso dei fogli, li ho portati a casa da mia figlia e le ho chiesto di disegnare Bing Bong: era perfetto, quello che cercavano! È la prima volta che ho contribuito in questo modo per un film Pixar.

In inside Out abbiamo esplorato la mente umana. Quale potrebbe essere il prossimo mondo da esplorare?Domanda difficile, ho dovuto pensarci un attimo. In realtà penso che qualsiasi mondo che sia completamente inventato sarebbe difficile da rappresentare e presenterebbe delle sfide, probabilmente maggiori di quelle di Inside Out.

alice in wonderland Quanto il lavoro fatto sui colori e sulla luce dalle pioniere della Disney, come per esempio Mary Blair, conta oggi nell’aspetto tecnico? C’è stato un confronto con degli psicologi in merito?

Adoriamo il lavoro fatto nell’animazione da Mary Blair e negli altri film d’animazione vintage. Potete vedere delle sue influenze nel film in particolare quando si vedono appesi al muro tutti questi strumenti meccanici. Ci proiettavano un sacco di suoi film d’animazione per continuare a seguire la sua influenza. Io non ho fatto parte del processo di scrittura all’inizio del film, quindi non ero direttamente coinvolta, ma so che sono stati consultati molti specialisti sul mondo psicologico della mente, in particolare su come si creano i ricordi. Alcune cose nel film sono state anche inventate, ma ci sono state consulenze in merito.

Puo’ parlarci della scena del dimenticatoio? Come vi siete comportati con l’illuminazione?
È stata una scena molto difficile da illuminare. Dovevamo capire molte cose: l’aspetto avevano questi ricordi morenti, da dove provenisse la luce in questo mondo buio. Siamo stati molto attenti alla luce, in particolare a quella che emana Gioia sugli altri oggetti: quindi sui ricordi ma anche su Bing Bong. È stata molto difficile da realizzare anche la scena del razzo: ci doveva essere un forte contrasto tra il buio dell’ambientazione e la luce emanata da esso. E’ stata una delle prime sequenze che ho illuminato, dovevo ancora capire come orientarmi in fatto di luci e di colori.bing bong e joy

Una delle critiche più banali che vengono mosse su Inside Out è che sia complicato per i bambini. Cosa ne pensa a riguardo, anche in relazione al lavoro che ha svolto nel film?
Il mio dipartimento si è occupato solo di seguire la storia per quanto riguarda l’illuminazione, non abbiamo pensato se fosse per un pubblico adulto o per bambini. Ci siamo occupati di convogliare l’attenzione dove volevamo che il pubblico guardasse. Un buon film è quello che visto dai bambini dà un certo messaggio: magari aiutandoli a comprendere le loro emozioni, parlando di loro come se fossero personaggi animati, del tipo “Oh, Rabbia ha preso il comando!”; guardato da adulti darà un altro tipo di messaggio.

Come direttrice della fotografia quanto è cambiato il suo lavoro negli anni?
Sono in Pixar da tantissimi anni e la cosa più importante del mio lavoro è la flessibilità. Le tecnologie cambiano, si evolvono e noi dobbiamo farlo con esse. Il mio lavoro è strettamente collegato agli altri reparti e ovviamente con il regista: da direttore della fotografia sono passata ad essere responsabile del reparto luci, un evoluzione del mio ruolo dovuta proprio alle nuove tecnologie. Il mio obiettivo è quello di aiutare la narrazione con la luce in modo da guidare lo spettatore nella storia, influendo anche sulla sua percezione di essa. Si può illuminare di più un oggetto per farlo i o before afterrisaltare, saturare dei colori o ad esempio dare vita a scenari che senza le giuste luci risulterebbero piatti.

Qual è il tuo film d’animazione preferito in assoluto?
Questa è una domanda difficilissima! Sicuramente tutti i grandi Classici Disney hanno fatto parte della mia infanzia, ci sono cresciuta e avevano dei mondi che mi meravigliavano ogni volta. I colori, i personaggi, le canzoni, tutta la storia dell’animazione è qualcosa di importantissimo per noi in Pixar. Prendiamo spunto ed ispirazione da essi, cosa che abbiamo fatto anche con Pete Docter per Inside Out.

Questa è una domanda che nella nostra community Regno Disney ci viene fatta molto spesso e speravamo in un suo parere più preciso, dato che ha lavorato in Inside Out: perché le emozioni di Riley sono sia maschili che femminili mentre quelle dei genitori sono unisex?
Il fatto è che da bambini molti aspetti della personalità non sono ancora stati determinati, c’è molta più possibilità e flessibilità di cambiamento, mentre crescendo le cose diventeranno più chiare, le emozioni prenderanno un certo genere. Magari da grande Gioia non sarà più l’emozione principale di Riley.

L’intervista si era conclusa qui, ma durante un altro panel che stavamo seguendo, Kim White era seduta proprio di fronte a noi. Da quello che abbiamo potuto vedere, è una persona dolcissima e gentilissima ed ogni volta che ci incrociavamo nei corridoi ci salutava timidamente. Così abbiamo preso coraggio e le abbiamo esposto una nostra piccola teoria (grazie al fotografo Michael Rubin che ha saputo catturare questo momento).Regno Disney e Kim White

La teoria è questa: Nel film possiamo vedere Tristezza che cerca di toccare i ricordi come se ne fosse attratta e, quando accade, i ricordi cambiano colore. Questo però non succede quando sono le altre emozioni a toccare le bolle dei ricordi. Come mai? La risposta che ci siamo date, è che forse quei ricordi dovevano appartenere inizialmente a Tristezza, ma Gioia con i suoi interventi ha sempre evitato di farglieli toccare. Così, nel momento in cui Tristezza non è più riuscita a trattenersi, ha ripreso possesso dei ricordi che le appartenevano colorando le bolle dei ricordi in blu.

Questa teoria è molto interessante, mi piace! In realtà era semplicemente arrivato il momento per Riley di provare l’emozione della tristezza. Ad un certo punto della sua vita aveva bisogno di questo sentimento per poter andare avanti, per andare via, ma soprattutto per poter crescere. Anche quando era più piccola aveva avuto dei ricordi legati ad essa, ma in molti frangenti del film Gioia ha sempre tentato di fermare Tristezza nel toccare le sfere, proprio per evitare che Riley provasse sconforto. Tristezza invece ha sempre cercato di modificare i ricordi gioiosi, non perché volesse, ma perché ne era attratta inconsapevolmente. Ho saputo di persone che usano i personaggi per poter raccontare ai bambini le emozioni, lo fanno anche gli insegnanti negli Stati Uniti e questo è davvero molto bello.


Intervista di: Federica Fratocchi, Camilla Berardo e Flavia Foresto.
Ringraziamo per l’accurata traduzione Camilla Girardi e Valentina Mocciaro.

 

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