VIEW Conference: Alessandro Carloni, il regista di Kung Fu Panda 3!

Alessandro Carloni, giovane talento italiano, è il regista di Kung Fu Panda 3. Lavora negli studi DreamWorks Animation dal 2002 partecipando e supervisionando diversi progetti.

Lo avevamo già intervistato lo scorso anno sul sequel Dragon Trainer, scoprendo parecchie curiosità su Sdentato
(QUI per l’intervista), ma quest’anno è tornato alla VIEW Conference per presentarci Kung Fu Panda 3.

alessandro carloni kung fu panda 3

Qui sotto, le domande che gli abbiamo rivolto:

Questa è la tua prima regia in DreamWorks, come ti senti a riguardo?

Sono stato regista già per 3 anni, di un film che non è ancora stato annunciato, ma Kung Fu Panda 3 è il primo film che esce al cinema in cui io sono il regista. E’ abbastanza interessante perché ci sono da gestire molte persone, soprattutto negli ultimi mesi di produzione. La quantità di lavoro è incredibile, ma è anche molto piacevole: c’è un’enorme collaborazione, che è la vera differenza tra lo studio americano e quello europeo.

Siamo arrivati già al terzo capitolo di Kung Fu Panda ed è stato così anche per altre produzioni DreamWorks degli ultimi anni (Shrek, Madagascar, Dragon Trainer). Come mai scegliete di lavorare a dei sequel?

Se si arriva a pensare ad un sequel, per me, è per il grande successo dei personaggi stessi. Alla fine si può creare anche una storia fantastica, ma se i personaggi non sono abbastanza interessanti, non penso che gli spettatori siano interessati a vedere un continuo. Io sul primo capitolo di Kung Fu Panda ho sviluppato la storia ed ero uno dei capi dell’animazione. Sono molto orgoglioso di come siamo riusciti a creare un tipo di personaggio che può avere una longevità maggiore attraverso la sua personalità. In realtà è stato un percorso abbastanza difficile perché istintivamente nei film comici si creano delle dinamicità (ad esempio bisogna far si che un personaggio non piaccia ad un altro personaggio per farli entrare in competizione o che un personaggio abbia un atteggiamento negativo per fargli imparare una lezione). Abbiamo dovuto lavorare molto per fare in modo che Po sia definito dal suo amore per il Kung Fu, per la sua passione, la sua semplicità, tutte cose che gli scrittori comici in genere tentano di non usare perché crea poca tensione tra i personaggi. In questo caso però Po è talmente adorabile e simpatico che ha creato nel pubblico il desiderio di vederlo di più. Non ho lavorato molto sul secondo film, mi sono accorto però che il mio primo lavoro come regista del terzo, è stato quello di proteggere il personaggio stesso. Molto spesso mi sono stati dati dei suggerimenti che potevano creare storie interessanti, ma che rovinavano l’essenza di Po. Ho visto molta gente che per recensire i Teaser o i Trailer che escono, filmano le loro reazioni, non sapevo che questa cosa esistesse: ragazzi che quando vedevano Po sullo schermo si emozionavano ed erano tutti contenti. Quello che i fans vogliono vedere è il loro amico Po e mi sono impegnato per farglielo ritrovare.

Lo scorso anno ci avevi raccontato che per Kung Fu Panda 3 avresti lavorato come storyboard artist. Nel giro di un anno sei invece passato alla regia. Com’è stato questo passaggio e com’è avvenuto il cambiamento? 

Non posso commentare molto su questo, ma posso dirvi che il film, a livello di storia, stava andando in una direzione un pò diversa. Verso la fine dello scorso anno ci sono invece state delle idee a cui la compagnia ha reagito in modo molto positivo ed erano interessati a quel tipo di film. Semplicemente mi hanno chiesto se potevo prenderne io il controllo. La chiave era quella di conoscere bene Po e gli altri personaggi: per me e Jennifer Yuh, l’altra regista, avendo già lavorato al primo film, era l’ideale lavorare insieme. Sono diventato regista perché, nel tentativo di aggiustare la storia già sviluppata, la versione che ho suggerito io è diventata poi il film stesso.

Hai lavorato, seppur in un ruolo diverso, a Sinbad – La Leggenda dei Sette Mari che è un film d’animazione in tecnica tradizionale. Attualmente il mercato del cinema chiede sempre di più film in CGI. Secondo te quanto spazio c’è effettivamente ancora per la tecnica tradizionale? Ti piacerebbe lavorare nuovamente in questo stile?

Certo, a me piacerebbe molto lavorare di nuovo in tecnica tradizionale. Purtroppo mi accorgo che il motivo per cui le persone vorrebbero vedere film in questa tecnica, è per via della nostalgia e non tanto un vero desiderio. A livello narrativo, raccontare la storia di un personaggio al computer è più facile perché si riesce a dimenticare che non è reale; in tecnica tradizionale se i disegnatori non sono bravi o fanno delle scelte troppo stilizzate, si corre il rischio di fare una cosa per cui lo spettatore debba distaccarsi dalla storia vera e dirsi “Ah, sto guardando un disegno!” “Ah, è una storia finta!”. Naturalmente questo è il motivo per cui i film in CGI adesso sono più popolari, chi guarda crede ai personaggi e a quello che è sullo schermo. C’è un grande mercato lì fuori di chi vorrebbe vedere dei film in tecnica tradizionale, però mi metto sempre nei panni di un investitore che vuole raccontare una storia e far si che molta gente la possa vedere, e mi domando: ma è il mondo degli artisti che più lo desidera in tecnica tradizionale? Io è da molto che sto sviluppando un film DreamWorks che combina le due tecniche e stiamo facendo fatica a farlo: Me and My Shadow, con le ombre disegnate a mano. Andiamo avanti ma c’è un po’ una tensione nel mondo dell’animazione, ci sono dei rischi: può essere che funzioni, come che non funzioni. Il nostro mestiere di registi è anche quello di fare film che possano piacere alla stragrande maggioranza di persone. Costano molto, quindi convincere qualcuno ad investirci non è facile.

Come hai visto evolvere il tuo mestiere di storyboard artist e questo quanto ti ha aiutato nella regia?

La cosa interessante di questo mestiere è che è un arte che non è mai evoluta. E’ rimasta esattamente quella perché è fondamentale tradurre la narrativa da scritta a visiva. In questo ruolo c’è già tutto quello che c’è da sapere sulla regia sul lato di come narrare la storia. La maggior parte di noi ancora usa carta e penna, si chiude in una stanza e fa schizzi per discutere su dove mettere la telecamera, chi se ne deve occupare, poi si mettono sul muro e se ne parla. E’ una cosa che è sempre esistita nel cinema e la cultura continua. La cosa interessante nel mondo dell’animazione è che, dato che noi non possiamo andare sul set e scoprire la scena ma dobbiamo fare storyboard, nello scorso secolo è diventato un passaggio ancora più fondamentale. Idee e concetti nascono da storyboard artist come se fossero gli scrittori del film. Avere chiara la visione del film ti aiuta molto.

Questo film sarà una delle prime grandi co-produzioni con la Cina e per questo alcune parti verranno rianimate per coordinare il labiale dei personaggi. Come ti senti a lavorare ad un progetto del genere e così impegnativo?

Esatto! E’ stata molto comoda questa co-produzione perché per esempio nel primo film ci siamo dovuti inventare quello che veniva dalla Cina (abbiamo preso fotografie dei viaggi e parlato con amici cinesi per non inserire elementi che insultassero la loro cultura), adesso invece è bastato chiamare loro “Senti, invece se facciamo una scena di questo tipo nel villaggio, come reagirebbero i personaggi?”. Ci hanno aiutato molto a rimanere fedeli alla cultura cinese. La cosa fantastica è che lo studio che abbiamo creato in Cina è molto giovane ed erano molto contenti e felici di lavorare insieme; mentre se lavori soltanto con professionisti maturi dopo un po’ si avverte il senso di pesantezza. Questi giovani invece erano davvero entusiasti del progetto e ci siamo divertiti. La DreamWorks ha visto questo film come la possibilità di creare uno studio in Cina per far si che questi ragazzi cinesi creassero film anche per loro stessi. Stanno imparando molto da noi per quanto riguarda la struttura dello studio e stanno pian, piano diventando uno studio a loro merito. Tutt’ora stanno rianimando i labiali del film. Vedere i nostri personaggi che parlano il mandarino è incredibile!

L’anno scorso ci avevi detto che Dragon Trainer era nato come una trilogia. Anche per Kung Fu Panda avevate già in mente l’idea dei tre film?

Assolutamente no, nel secondo film di Dragon Trainer era già stato pianificato il terzo, infatti finisce in un modo che sapevi ci sarebbe stato un sequel ed è inoltre più epico e basato sulla storia di quel mondo; Kung Fu Panda è basato invece su Po come personaggio. Sinceramente che Po vada nello spazio o da un’altra parte non importa, la gente è più interessata a vedere lui. A livello narrativo per Kung Fu Panda non c’è mai stata questa pianificazione, ma è successo ironicamente che nella storia del secondo film (di cui io ho fatto molto poco, ho giusto aiutato con lo storyboard) si parla di come mai Po fosse l’unico panda e del fatto che gli altri erano spariti, quando abbiamo distribuito il film in Cina, molta gente era terrificata dal concetto che stavamo facendo vedere che sono estinti. Proprio per non creare il panico era stata aggiunta questa “perlina” alla fine del film in cui si vedono gli altri panda. Quando poi il film è uscito erano tutti esaltati dall’idea di sapere come andava a finire, se Po avrebbe rincontrato i suoi veri genitori: questo ci ha dato lo spunto per creare la terza storia.

Dragon Trainer 3 è già in produzione?

Si, abbiamo già finito lo scipt e stiamo cominciando lo storyboard.

Hai collaborato con Guillermo Del Toro nel primo film e nel terzo. Com’è collaborare con una persona che ha una visione ben delineata come lui?

Lui è veramente incredibile! Uno dei problemi degli studi di Hollywood è che sei forzato ad avere centinaia di persone che ti diano note, suggerimenti ecc. ed è una cosa molto difficile perché molto spesso ho il mio capo, Steven Spielberg da un lato e l’altro capo Jeffrey Katzenberg dall’altro che dicono cose opposte, ed io sono in mezzo che dico “Che faccio?”. Invece Guillermo è molto capace a vedere quello che stai provando a fare tu come regista e qualsiasi suggerimento ti dà si basa su quello che tu vuoi creare, non ti dà suggerimenti su come cambiare la cosa. Questa è una rarità perché la maggior parte delle volte ti suggeriscono come loro la farebbero. E poi, lui riesce a far star zitti tutti gli altri: a volte facciamo dei meeting di circa 20 persone, di gente potentissima tipo i capi della DreamWorks e quando parla lui tutti sorridono e sono felici. Fa ridere perché è talmente dolce e simpatico che sembra Po! Io stesso gli ho chiesto di venire a qualche meeting quando sapevo che c’era qualche nota o suggerimento di Spielberg che non volevo fare. Allora lui veniva e diceva “Ma se facessimo così?” e vedevo Spielberg che faceva “Ah si è vero!”. Avere lui ti risolve il problema in un modo stupendo! [ride] Purtroppo è talmente occupato che dovevo chiamarlo più di un mese prima per pregarlo di venire. Spesso non è riuscito a venire e sono rimasto fregato! [ride]

Il film Me and My Shadow di cui ci ha parlato prima, è in produzione quindi? Per quando è previsto?

Non posso parlare di questo purtroppo, mi spiace! 

 

 

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