La Disney contro la cultura dello stupro

La Disney non ha mai promosso la cultura dello stupro. Ma i suoi fan sì. 

Lo so, questa è un’accusa molto pesante; perciò bisogna partire dalle basi: che cos’è la cultura dello stupro?
Questo termine nasce di recente grazie alla letteratura femminista e postmoderna, e descrive una cultura nella quale lo stupro, le molestie sessuali e altri tipi di violenze di genere (quindi la violenza perpetrata sulle donne in quanto donne, e non per altri motivi) sono considerati comuni, e nella quale i media e altre istituzioni incoraggiano, giustificano o normalizzano tali forme di violenza. 

Nei film Disney, in particolare, ci sono due esempi di come la cultura dello stupro debba essere non solo scoraggiata, ma anche sradicata quanto prima. E sono esempi ideati prima che questa parola (la quale, purtroppo, descrive una realtà attuale) entrasse nel linguaggio comune. 

Primo caso: La Bella e la Bestia (1991)

Gaston è narcisista, ignorante, superficiale, ma non è completamente stupido. E, soprattutto, non si arrende: corteggia Belle anche se lei non vuole saperne, organizza un matrimonio a sorpresa, tenta (volontariamente o meno) di distruggere o di sminuire ciò che lei ama, e arriva a rinchiudere in manicomio suo padre per ricattarla. In tutto questo, la parola MOLESTIA è scritta a caratteri cubitali, chiara come il sole. Nonostante tutti i «no» di Belle, espliciti nel linguaggio non verbale come in quello verbale, lui non si dà per vinto, perché è il macho, l’uomo che non deve chiedere mai, che non accetta un no come risposta, che va a prendersi qualsiasi cosa voglia. Gaston è la mascolinità tossica per antonomasia, il maschilismo che danneggia, in primo luogo, gli uomini (il femminismo, infatti, non è il concetto di terza generazione veicolato negli ultimi anni in America, ma la lotta per la parità di genere. Si tratta di parità, non di supremazia).
Molti si chiedono: «E se Belle avesse scelto Gaston?».
La risposta è più semplice di quanto non si pensi: innanzitutto, si sarebbe dimostrata un personaggio molto incoerente (oltre che poco intelligente). Perché Gaston è l’uomo che nessuna vorrebbe, né dovrebbe avere, al proprio fianco. Un uomo pronto a calpestare il proprio partner pur di mettere a tacere i propri capricci, un uomo che considera le donne dei trofei di caccia buoni solo a pulire, cucinare e sfornare figli, e guai a loro se, come Belle, osano avere anche altre aspirazioni nella vita. (Belle è la prima principessa femminista, e in questo articolo spieghiamo il perché). Inoltre, contrariamente all’immaginario collettivo, lei non soffre della sindrome di Stoccolma (ne abbiamo parlato in questo articolo): altrimenti, avrebbe accettato di buon grado le sfuriate della Bestia, non avrebbe dettato le condizioni della propria prigionia (che è stata una sua scelta) e non avrebbe cercato di scappare quando le cose si sono messe male. Inoltre, se fosse stata affetta da questa sindrome, si sarebbe innamorata di Gaston per via dei suoi maltrattamenti ossessivi (esatto: Gaston non è innamorato, è ossessionato). Belle è superiore alle menti che abitano il suo villaggio: lei sa benissimo che è meglio essere soli che male accompagnati. E che Gaston è la compagnia peggiore che esista. 

Secondo caso: Il Gobbo di Notre-Dame (1996)

Il Gobbo di Notre-Dame, e in particolare il personaggio di Claude Frollo, è un esempio ancora più evidente di quanto la cultura dello stupro sia radicata nella nostra società. Frollo è un arcidiacono che sfrutta la sua posizione nella gerarchia sociale per ottenere tutto ciò che vuole, con le buone maniere o con le cattive. Lui è più subdolo di Gaston, perché utilizza la sua erudizione (cosa ben diversa dalla cultura) per convincere gli altri ad obbedire ai suoi ordini. Victor Hugo sostiene che Frollo è davvero innamorato di Esmeralda: nel romanzo (Notre-Dame de Paris), lui offre alla gitana una via di fuga fino all’ultimo istante, prima di farla salire sulla forca. Gli appassionati di musical come me, adesso, staranno sicuramente pensando allo straziante «TI AAAAMOOOO!» di Vittorio Matteucci. Ma anche in questo caso, Frollo non è innamorato, è ossessionato. L’ossessione non è amore. E anche se il suo fosse amore, sarebbe un amore malato, che è nato e si è sviluppato nel modo sbagliato: malgrado lui “ami” Esmeralda, considera i gitani (e non solo) un cancro da asportare al più presto. 
La figura di Frollo, nel film Disney come nel libro di Hugo e nel musical di Cocciante, è contrastata da Quasimodo (che rappresenta l’amore incondizionato e silenzioso, l’amore più puro che possa esistere) e da Febo, che nel film Disney è decisamente più nobile d’animo rispetto alla storia originale, nella quale Febo rappresenta la passione, l’amore carnale e passeggero, un momentaneo cedimento. Ne Il Gobbo di Notre-Dame, questa contrapposizione è fondamentale per far capire quanto la concezione delle donne, degli zingari e degli emarginati maturata da Frollo sia errata e radicale. 
Prendiamoci un momento per analizzare il personaggio di Esmeralda: lei è una donna libera, indipendente, e tutto ciò che vuole è aiutare la sua gente e preservare la libertà a lei tanto cara. È coraggiosa, furba, e fa sempre di tutto per dare una mano al prossimo. Non che ci sia bisogno di spezzare una lancia a favore di questo classico Disney, ma c’è da dire che ha reso il suo personaggio più attuale, più vicino a noi, rispetto al romanzo di Hugo. Ma, cosa più importante, è lei a decidere il proprio destino, a determinare ogni passo che fa. E quando non le piace una persona (in tutti i sensi), lo fa capire senza troppi giri di parole, senza piegarsi né scendere a compromessi. Anche quando, dall’altra parte, c’è un uomo che non deve chiedere mai, pronto a schiacciarla come una formica nel caso in cui lei ripeta il suo «no».

Eppure, a volte mi capita ancora di leggere “Sì, ma se Esmeralda l’avesse data a Frollo, sicuramente tutto sarebbe stato più facile…”

Questo pensiero, oltre a rappresentare e incoraggiare la cultura dello stupro, è aberrante. Esistono migliaia di fan fiction su Esmeralda e Frollo, su Belle e Gaston, in tutte le lingue. Per non parlare delle fan art, delle immagini ritoccate con Photoshop e chi più ne ha più ne metta. Finché si tratta di disegni e storie frutto della fantasia, di cose che cominciano e finiscono nella nostra immaginazione, va bene così. Ma in molti casi tutte queste storie portano a commenti e battute su quanto la trama sarebbe risultata povera (o snella) nel caso in cui Esmeralda e Belle si fossero concesse ai loro molestatori. I film Disney sopra citati sono dei chiari messaggi contro questo tipo di cultura abusiva, ma spesso siamo noi a crearla, a diffonderla e a incoraggiarla. Purtroppo, nei film come nella vita reale, il «dagliela e se ne andrà» che canta Madre Gothel non è giusto e non funziona. Non dovremmo neanche pensarlo. Questo vale per entrambi i sessi e per tutte le identità di genere: rifiutare una persona non è un crimine; anzi, negli esempi da noi analizzati è segno d’integrità e di onestà verso gli altri e verso se stessi. Bisogna sempre rispettare la volontà altrui, anche quando non coincide con la nostra. E nel caso in cui alcune attenzioni non siano gradite, bisogna farlo presente. 

 Ricordiamoci, oggi è sempre, che l’integrità è un pregio, non una caratteristica che permette di “allungare il brodo” in una storia. Non incoraggiamo questa cultura parlando dei film che ci hanno insegnato a non praticarla. 

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