Disney: lo scandalo di Harvey Weinstein e i provvedimenti in merito!

Il produttore cinematografico Harvey Weinstein è stato escluso
dal progetto di Artemis Fowl, il live action di produzione Disney
ispirato all’omonima saga fantasy.

Artemis Fowl

Artemis Fowl è una raccolta di romanzi fantasy per ragazzi scritta dall’irlandese Eoin Colfer.
Artemis Fowl II è un dodicenne che vuole salvare la sua famiglia, ormai caduta in disgrazia, dalla miseria. Per farlo, deciderà di rapire un membro del Piccolo Popolo (alcune creature magiche della tradizione irlandese: fate, folletti, leprecani eccetera) per chiedere un riscatto che ripagherà i debiti della sua famiglia. Il giovane si rivelerà un genio del crimine e finirà per diventare, dopo una serie di peripezie, un antieroe.

Il live action di Artemis Fowl sarà diretto da Kenneth Branagh.
La produzione, invece, era stata affidata ad Harvey Weinstein.

Il caso Weinstein

Harvey Weinstein è un produttore che ha alle spalle una filmografia molto lunga (tanto per fare qualche nome: ha collaborato con Quentin Tarantino, Gus Van SantAnthony Minghella, che gli ha fatto guadagnare un Oscar per il miglior film con Il Paziente Inglese). Ma oggi è diventato famoso per le ripetute accuse di molestie sessuali che molte donne del mondo dello spettacolo gli hanno rivolto. Attrici che hanno collaborato con lui anche diversi anni fa hanno trovato, finalmente, il coraggio di confessare. E denunciare.

Quello di Weinstein è stato il culmine, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Questo scandalo è stato l’episodio d’ingiustizia che ha portato molte donne, anche estranee
al mondo cinematografico, a dire basta.

#MeToo

Questo orribile evento, infatti, ha portato molte persone a raccontarsi sui social. Si parla di donne e uomini, per quanto assurdo possa sembrare a molte persone: sì, gli uomini possono essere molestati e/o violentati. La molestia, vi ricordo, riguarda entrambi i generi, perché ognuno deve fornire un elemento minuscolo, ma fondamentale: il consenso. E non c’è fraintendimento o interpretazione secondaria: un NO è un NO. Per tutti i generi, per tutte le preferenze sessuali, in tutte le lingue.

Queste persone hanno deciso di raccontare le loro spiacevoli esperienze di molestia e violenza subite prevalentemente su Facebook e Twitter, utilizzando l’hashtag #MeToo. Ed è diventato il nome di una campagna militante per promuovere, ancora una volta, l’uguaglianza di genere, e per aprire gli occhi a coloro che non vogliono credere che la violenza sessuale o la molestia siano poi tutto questo problema.

Per quanto la parola “femminismo” possa sembrare scomoda, ristretta e aggressiva, vi assicuro che è meno terribile di quanto faccia credere. Il femminismo, infatti, promuove l’uguaglianza fra i generi, non la supremazia del genere soppresso o di qualsiasi individuo rispetto a un altro, tanto meno il sovvertimento del sistema tuttora esistente. Il #MeToo serve, inoltre, ad esorcizzare la paura, a guadagnare coraggio e a fare tesoro di ciò che ci viene raccontato. Nel suo “piccolo”, Weinstein ha portato ad una scia di solidarietà che – si spera – non verrà fermata tanto facilmente. 

Le parole di Kenneth Branagh

In un’intervista rilasciata per la ABC, è stato chiesto a Branagh che cosa pensasse del caso Weinstein. Dato che i due avrebbero dovuto collaborare per la produzione di Artemis Fowl, ha commentato la scelta dei Walt Disney Studios di escluderlo dal progetto dicendo: 

Questo scandalo colpisce tutti perché porta a galla comportamenti rivoltanti e riprovevoli a cui si assiste sempre su ogni posto di lavoro. E penso che apra un’importantissima discussione dove persone coraggiose e dignitose stanno esprimendo la propria opinione. Adesso è importante ascoltare, imparare e cambiare.

Quella dei Walt Disney Studios potrebbe essere, un po’ cinicamente parlando, soltanto una strategia di marketing: molti sono i film in uscita prodotti da Weinstein, e il suo nome, a seguito di questo scandalo, potrebbe condizionare i risultati del botteghino. Da Justice League ad Assassinio sull’Orient Express (di cui Branagh è regista e attore protagonista), nessun genere cinematografico si salva dalla potente – e violenta – mano di Weinstein. 
Eppure, forse non è così.

L’esempio della Disney

Se siete aggiornati sulle nuove produzioni Disney, saprete che gli Studios sono molto avanti sotto l’aspetto ideologico: sono degli aperti sostenitori dei diritti degli omosessuali (una coppia omosessuale è apparsa sia nella serie Buona Fortuna, Charlie!, di produzione Disney Channel, che nella serie Dottoressa Peluche, di produzione Disney Junior).

Fonte: cartooncookie.tumblr.com 

Non solo: ogni classico Disney con una principessa come protagonista, a partire da Biancaneve e i Sette Nani, rispecchia la visione della donna nel suo periodo di produzione. Quindi, è normale trovare Biancaneve, Cenerentola e Aurora un po’ inadeguate ai tempi moderni: nel periodo in cui sono state concepite, il matrimonio era visto come uno strumento di realizzazione personale e ascensione sociale, ed era quasi impensabile che una donna potesse avere tanto coraggio da decidere per sé, realizzare i propri sogni e cambiare il suo destino. Se consideriamo i film Disney come un esempio per i giovani spettatori e uno strumento d’intrattenimento per  gli adulti, viene naturale pensare che, a seconda dell’epoca in cui si vive, questi servano (e siano serviti) da esempio per le nuove generazioni.
La seconda ondata, quella del Rinascimento Disney, prevede quattro donne: Ariel, Belle, Jasmine e Pocahontas.
Ariel rappresenta il distacco fra la vecchia generazione (la generazione “pre-sessantottina“, la chiamerebbe qualcuno) e la nuova. Ariel sventola per la prima volta, sul percorso delle principesse Disney, una bandiera che tutte le altre, dopo di lei, prenderanno e sventoleranno a loro volta: la bandiera del Girl Power. Il Girl Power, non a caso, è un termine che viene coniato negli anni Novanta (La Sirenetta esce nel 1989), e rappresenta un ramo del femminismo che abbraccia la cultura pop: è l’idea che le donne debbano essere sicure di sé e prendere decisioni indipendentemente da ciò che gli altri – e, più in particolare, gli uomini – vogliono da loro. Infatti, Ariel lotta per ciò che vuole e decide per sé, anche a costo di sbagliare.
Belle non si lascia influenzare da nessuno, e preferisce restare sola, piuttosto che circondarsi di persone che non apprezza e che non possono capirla. Jasmine infrange la legge pur di stare con l’uomo che ama, e non vuole sposarsi, se non per amore. Pocahontas rinuncia all’amore pur di servire il suo popolo. 
E poi arriva Mulan, che non è una principessa, ma un’eroina; una donna che fa un lavoro da uomo – spesso anche meglio degli uomini – pur di salvare suo padre, e che non ha paura di niente. 
Infine, abbiamo le principesse dell’era che alcuni definiscono Revival: Tiana, Rapunzel, Merida, Anna, Elsa e Vaiana.
Si tratta di donne con dei valori, dei sogni, delle responsabilità – caratteristiche che molto spesso prescindono dagli uomini. Nella maggior parte di queste storie, gli uomini sono solo la ciliegina su una grandissima torta, un bonus ad una felicità che, se non c’è, si tenta di raggiungere. In alcuni casi, addirittura non c’è spazio per loro.
Al contrario di ciò che molti dicono, le principesse Disney danno ancora il buon esempio, e l’hanno sempre fatto. E sì, la Disney è femminista.

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