Coco: il film Pixar che suona le corde dell’anima

Coco arriva al cinema e commuove grandi e piccini con suoni e colori che arrivano dritti al cuore! 

Coco è un film di produzione Disney-Pixar diretto da Lee Unkirch (regista di Alla Ricerca di Nemo, Monsters & Co e Toy Story 3 – La Grande Fuga). Questo lungometraggio animato ha vinto il Golden Globe come miglior film d’animazione ed è, ormai, in lizza per gli Oscar 2018. Eppure, nominare i due riconoscimenti più importanti dell’industria del cinema dice molto poco su questo film. Per capire il suo enorme valore bisogna vederlo. E siamo qui per dirvi perché.

La trama

Messico, día de muertos. Come ogni anno, i primi due giorni di novembre, i messicani cospargono le strade di petali di garofani arancioni, che servono alle anime dei defunti per ritrovare la strada di casa per raggiungere i loro cari. I vivi ricordano i loro familiari tramite le ofrendas, dei veri e propri altarini con le loro foto, teschi di zucchero, cibi e oggetti che piacevano ai loro cari quando erano in vita, e ricordano il loro vissuto. 
La famiglia di Miguel Rivera ha una storia del tutto singolare: la sua trisnonna, Mamá Imelda, è stata abbandonata dal marito, che ha deciso di seguire i suoi sogni e diventare un musicista. Con una figlia da crescere e un dolore da dimenticare, Imelda decide di fare della sua famiglia (o meglio, di quel che ne resta) una famiglia di calzolai. I Rivera nascono calzolai e muoiono come tali e, per via dell’influenza di Mamá Imelda, odiano la musica: non cantano e non suonano. Non osano neanche nominarla. Ma ogni famiglia ha una pecora nera. Per i Rivera, si tratta di Miguel. 

Miguel ama la musica. In particolare, adora il cantante Ernesto De La Cruz. Conosce tutte le sue canzoni e i suoi film a memoria. Gli ha anche dedicato una ofrenda nella sua cameretta. E quando la sua famiglia gli impedirà di suonare e cantare per l’ennesima volta, sarà proprio a lui che si rivolgerà… intraprendendo un viaggio nel regno dei morti, nel quale conoscerà la sua famiglia e scoprirà che non sono né il sangue né le tradizioni a dire ciò che siamo, ma che, senza la sua famiglia, un uomo è perduto. 

Perché Coco ha riscosso tanto successo?

Innanzitutto, perché rispetta pienamente il culto messicano dei morti. I messicani hanno una concezione ancestrale e serena della morte. Per loro, questa fase è allegra, colorata e, soprattutto, non è la fine di ogni cosa. Perché c’è sempre il ricordo. E il ricordo, come questo film dimostra ampiamente, tiene in vita anche ciò che non c’è stato. 
Coco richiama altri film Pixar come Ratatouille e Up, e per questo molti non l’hanno trovato innovativo. Eppure, è proprio questo “citazionismo” il suo punto di forza: è una miscela di emozioni già provate che, però, creano qualcosa di completamente nuovo. La trama è semplice, cosa che favorisce la comprensione dei bambini e li mette di fronte a una tematica che non li riguarda (o meglio, che non dovrebbe riguardarli): la morte. Per non parlare delle canzoni: travolgenti e vivaci, rimangono in testa per giorni.
Infine, Coco commuove gli adulti perché, con una semplicità disarmante e un’allegria quasi paradossale, ricorda che un giorno anche i loro cari dovranno fare i conti con questo aspetto della vita, e dovranno salutarli. 
In altre parole: provate a non piangere!

Avete già visto questo film? Cosa ne pensate?
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