Cenerentola: abbiamo intervistato il cast a Milano!

Mercoledì 18 febbraio 2015, Milano si è tinta di Magia Hollywoodiana, di quella capace d’incantare, realizzando subito sogni ad occhi aperti.

Questo grazie allo straordinario arrivo nel capoluogo lombardo del cast di Cenerentola, il nuovo live action Disney in uscita il 12 marzo, giunto in Italia per l’esclusiva presentazione del film, dopo quella avvenuta a Berlino il giorno prima.

Abbiamo incontrato il cast presso l’elegante sala veranda del prestigioso Hotel Principe di Savoia, situato nel centro città. All’evento hanno preso parte i due interpreti protagonisti: la bella Lily James (Cinderella), con un bellissimo abito rosso scuro rigorosamente Gucci; Richard Madden (il Principe Azzurro), affascinante, simpatico ma anche abbastanza intimidito; e il Regista Kenneth Branagh, che ha regalato tanti sorrisi, dichiarandosi entusiasta di trovarsi in Italia e rivelando il suo amore per il nostro Paese e la sua straordinaria cultura. Un affetto sincero e profondo che ha fatto esplodere la sala tutta in un fragoroso e sentito applauso.

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Il cast si è rivelato essere molto loquace e attivo per tutta la durata dell’evento. I protagonisti, infatti, hanno parlato molto del film e delle sensazioni provate, aggiungendo tanti bei particolari inediti e curiosi, dimostrando inoltre molta complicità e affiatamento. Le varie risposte sono state poi condite da moltissime risate, grazie alle genuine battute, provenienti soprattutto dal regista. La James si è rivelata essere anche abbastanza comica, riproponendo una scena in cui imitava le lacrime versate dalla troupe (e anche dal resto del cast, soprattutto quelle della super matrigna Cate Blanchett), rei di essersi commossi subito dopo la ripresa della storica scena del ballo. Grazie alla spontaneità e l’allegria che si respiravano, si percepiva quasi l’impressione di non trattarsi di un momento formale e questo ha sorpreso tutti i presenti, inclusi noi.

Eccovi ora nel dettaglio, tutte le domande e le risposte che sono state dette nel corso di questo bellissimo incontro:

Al Signor Branagh, come ha fatto a differenziarsi da tutti i milioni di “Cenerentole” che ci sono state prima e da quali idee è partito?

Kenneth Branagh L’idea è stata in un certo senso duplice: sono partito con il portare il linguaggio e l’aspetto visivo classico, che era stato conferito dal Signor Ferretti (scenografo) e dalla Signora Powell (costumista), portandovi all’interno la parte della dinamica umana e rendere tutto ciò più fedele, più contemporaneo, più diretto, più appassionato e più riconoscibile possibile. Quindi, in un certo senso, l’idea di mescolare il tradizionale con il contemporaneo.

Cosa pensate del messaggio che viene spesso ripetuto nel film: “essere coraggiosa e gentile”. Pensate che sia ancora veramente valido soprattutto per il mondo femminile?

Kenneth Branagh: Prima le signore!

Lily James: Credo che sia assolutamente straordinario questo messaggio così semplice. Ricordo l’impressione che mi ha fatto, quando ho letto in sceneggiatura questo invito che la madre le fa: di essere gentile e di avere coraggio. Mi sono identificata molto! Una ragazza di 25 anni, deve credere nell’importanza di questo messaggio che è di una semplicità estremamente profonda. Credo che abbia un valore oggi, in particolare quando le nostre vite sono così intense e frenetiche e bisogna concedersi tempo per riflettere su quello che sono le cose che contano davvero: la gentilezza, la bontà e il coraggio.

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Kenneth Branagh: Quello che lei ha appena detto, in effetti è un qualcosa di estremamente difficile, ma è anche estremamente necessario. A me, ad esempio, piace meditare e in realtà sono 15 anni che ci provo. Provo a meditare due volte al giorno e devo dire che non è che oggi trovi la cosa più semplice di quanto non la trovassi 15 anni fa. Però trovo che sia sempre più importante, sempre più necessario e fondamentale. E’ un qualcosa che questo tipo di film, questo tipo di sentimenti, riescono a fare un po’ di breccia attraverso il cinismo; comunque riescono ad attraversare l’ironia. E’ estremamente difficile ma nelle storie così, come nella vita, così come nella meditazione, è di vitale importanza.

Ho apprezzato molto il suo modo di dirigere questo film e mi chiedevo: quanto il suo background shakespeariano ha avuto influenza nel dirigere questo film?

Kenneth Branagh: Shakespeare ha sempre guardato ai grandi narratori, agli altri narratori, e soprattutto verso la fine della sua carriera si è rivolto nella sua scrittura a storie che potevano apparentemente sembrare più semplici, più semplicistiche, tipo: “Il racconto d’inverno” o “La tempesta”. Possiamo dire forse che ciò che ha scritto si potrebbero definire quasi delle favole, nel senso che guardava a questa forma che poteva apparentemente essere più di puro e semplice intrattenimento ma che comunque per  lui aveva dei messaggi molto, molto profondi. Devo dire che il mio background shakespeariano mi ha insegnato a prendere le favole seriamente. Non a prendere noi stessi seriamente ma le favole… quelle si.

C’è forse anche un po’ del “Re Lear”?

Kenneth Branagh: Mah, alcune persone hanno sottolineato il fatto che per esempio, nel “Re Lear” c’è un padre con tre figlie, alcune riescono ad avere l’eredità altre no. C’è tanta crudeltà. C’è un personaggio che si chiama Kent che esprime quella che possiamo definire la versione shakespeariana di “sii gentile e abbi coraggio”. In questo caso nella versione shakespeariana è: “sii paziente e cerca di resistere”. Quindi, in un certo senso, una risonanza c’è.

Volevo chiedere a Mister Branagh una riflessione. Quella di Cenerentola è una favola antichissima che è presente in tutto il Mediterraneo in forme diverse, e che è tornato fino a noi sino a “50 sfumature di grigio”, che è un po’ una favola di Cenerentola. C’è il Principe che frusta solo i cavalli nel suo film ovviamente. Ecco volevo chiederle quale fascino ha per lei confrontarsi ancora una volta con storie antichissime a cui lei porta il suo tocco personale?

264828598,B39D864D6359946FE35Kenneth Branagh: Lei ha messo il dito proprio su quello che è comune a queste storie, che possono essere solo definite storie universali. La prima domanda che ci si pone è: perché? Cosa c’è? E questo è il punto fondamentale dell’attrazione, nei confronti di chiunque, che viene esercitata in questo tipo di storie. Che cos’è che ci attrae? Che cos’è che ci coinvolge? Possiamo dire che ogni generazione, ogni lettore, ogni spettatore vi ponga qualcosa che è soggettivo. Per quello che mi riguarda, in questo momento, era soprattutto il personaggio di Cenerentola. Un personaggio che si riteneva fosse una vittima passiva. Una donna che era semplicemente in attesa dell’arrivo dell’uomo, del cavaliere, che possa essere invece completamente rovesciata, completamente trasformata. E in maniera anche legittima possa quindi diventare attiva ed essere trasformata in un personaggio moderno. Questo grazie anche alle fantastiche performance dei due attori che sono qui. Quello che mi ha attirato, è la chance che viene data nell’utilizzare gli elementi classici, mantenendo quelli universali all’interno della storia, ovvero la struttura, i personaggi, le situazioni, che praticamente si rovesciano e rivoluzionano il modo di vederle e quindi trasformare Cenerentola in un personaggio assolutamente moderno e fonte d’ispirazione.

Qual è il processo alla base di questo passaggio? 

Kenneth Branagh: Presumo che di fondo poi io veda una specie di schema che si ripresenta, che si ripropone in tutto ciò che m’interessa, che mi attrae. In Thor possiamo argomentare che forse possa in un certo senso interpretare “il figliol prodigo”, un ragazzo comunque con qualche problema familiare. Il passaggio dall’età adolescenziale, comunque il passaggio dall’essere ragazzo al diventare uomo e si potrebbe argomentare, ma forse in questo caso Lily può essere più chiara e più precisa di me, che anche per quello che riguarda Cenerentola, c’è questo viaggio, questo passaggio dall’essere una ragazza a diventare una donna e trovo che questo sia interessante. Per quello che mi riguarda rappresentare questo viaggio, questo passaggio. E’ molto bello per me farlo sullo sfondo di un paesaggio che sia epico, come per esempio può essere stato per “Il flauto magico”. Mi piace contrapporre o inserire questo viaggio umano su uno sfondo, su un mondo fantastico. E mi auguro di esserci riuscito, o almeno questa è la mia speranza, di averlo fatto in maniera che sia si d’intrattenimento ma che al contempo sia un osservazione di quella che è la natura umana, anche andando nel dettaglio, però allo stesso tempo dando intrattenimento e divertimento.

Alla conferenza stampa di Berlino, ad un certo punto la perfida Cate Blanchett ha detto che durante la scena del ballo, lei e molti altri hanno pianto. E’ c’è stato un momento anche di “bocca aperta” in quella scena che in effetti è una scena centrale. Com’è stata per voi quella scena? Come l’avete vissuta, in particolare com’è stata la vostra chimica insieme? E a proposito di quella scena, vorrei che Kenneth Branagh ci raccontassi il lavoro con Dante Ferretti.

Kenneth Branagh: A Richard il calcio d’inizio per quello che riguarda la scena del ballo.

Richard Madden: Innanzitutto per quello che riguarda Dante Ferretti, devo dire che lui crea questi set che sono così sorprendenti, così belli che non c’è bisogno di recitare, perché sono così precisi, accurati e dettagliati. Credo che nella scena del ballo, ci fossero tipo duemila candele accese, seicento comparse, artisti, ballerini. Poi appare Cenerentola che comincia a scendere dalla scalinata e lì, a parte la bocca aperta, non ho avuto bisogno di recitare. Bastava guardarla e dovevi semplicemente reagire, seguire l’onda della reazione alla sua apparizione. Ed è stata veramente una cosa magica!

Ma soltanto il set di Dante Ferretti? E invece Lily?

Richard Madden: Beh Lily ovviamente! Innanzitutto da guardare è molto meglio Lily che Dante Ferretti. [risata] Detto ciò, Lily ha una grazia, una capacità che non so come sia riuscita a scendere quelle scale senza neanche guardarle una volta, peraltro indossava un abito che penso pesasse più di quanto non pesi io. Ma è stato veramente molto bello!

Lily James: La sequenza del ballo è stata davvero una sequenza magica ma anche quella che mi preoccupava di più e mi rendeva estremamente nervosa, perché era il momento in cui avrei davvero incarnato una Principessa. E’ quel momento iconico nell’immaginazione di tutti gli spettatori. Comunque ero molto agitata, ma è bastato aprire quella porta ed entrare in quella sala, per trovarmi davvero in un’atmosfera da fiaba. – E Richard ha ragione nel dire che non c’è nessun bisogno di recitare quando ci si trova su un set di questo tipo. Tutto viene in modo estremamente naturale. Un po’ di problemi sono stati in qualche modo costituiti da questo abito, la cui gonna sembrava essere dotata di vita propria! Era talmente lunga e talmente ampia che fluttuava a rischio d’inglobare durante il ballo il Principe, che quindi eravamo costretti a scivolare, più che a compiere dei veri e propri passi per il ballo. E sono rimasta assolutamente stupita quando alla fine della ripresa ho visto tanti tecnici, tanti componenti della troupe, venirmi incontro davvero con le lacrime agli occhi. A quel punto tutte le mie paure sono state superate. Mi sono sentita davvero una Principessa!

Kenneth Branagh: Devo dire che tutto questo è stato possibile, dato che questa situazione in cui non era necessario recitare e quindi nemmeno dirigere, grazie alla maestria del Maestro Dante Ferretti e di Francesca Lo Schiavo, che sono riusciti a creare con grande dettaglio e decisione un set, dei costumi, che hanno rappresentato una grandissima fonte d’ispirazione. Ancor prima di cominciare a girare la magia già si era creata, si percepiva!

Lily James: Ho dimenticato di citare un ingrediente fondamentale della ripresa di quella sequenza: le musiche. Le musiche di Patrick Doyle, sono state eseguite da un’orchestra ed erano qualcosa di assolutamente unico. Musiche come non ne avevo mai sentite prima in vita mia, assolutamente avvolgenti e trascinanti, hanno aiutato a trasformare l’atmosfera.

Per Richard Madden: ha sentito la responsabilità d’interpretare un personaggio anche simbolico, iconico come quello del Principe Azzurro, il sogno delle donne di tutto il mondo? [risata]

Madden La responsabilità l’ho sentita. Certo che l’ho sentita! Sono andato a riguardare un po’ quello che era il 264828820,E2B03EFE3D0DC17B901Personaggio rappresentato nel film d’animazione. Però in realtà nel film il Principe si vede in due/tre scene – e la mia paura era quella di cercare di capire e di vedere quale fosse l’idea che tutti hanno di questo Principe. Neanche su carta c’era granché da cui andare ad attingere. Quindi io e Kenneth abbiamo praticamente costruito il personaggio partendo da zero. Abbiamo cercato di creare bene questo personaggio, di vedere quest’uomo. – E in realtà lo vediamo come figlio, come soldato, come amico, e lo vediamo innamorarsi di Cenerentola. Abbiamo unito questi elementi e ho cercato di dare vita a questo personaggio, che però volevo che fosse all’altezza di Cenerentola. La responsabilità l’ho sentita! Ho sentito questa sfida. Ma non era tanto la sfida d’interpretare il personaggio rispetto a quello che era stato rappresentato fino a quel momento, ma quella d’interpretare un personaggio che fosse sullo stesso piano, sullo stesso livello di questa donna così sorprendente e così fantastica come è Cenerentola.

Come è stata per voi l’esperienza di essere diretti da un regista come Kenneth? E per Kenneth, in quali ruoli shakespeariani vedrebbe i suoi due attori?

Lily James: Io sono rimasta affascinata fin dal primo provino. Quando ho incontrato Kenneth è stato subito chiara la visione estremamente forte che lui aveva per questo film. Sapeva perfettamente come voleva realizzarlo e questo per me è stato molto coinvolgente fin da subito. Ho subito desiderato di far parte di questo progetto e di condividere il tono che voleva dare al film, di leggerezza, di sincerità e di autenticità. Kenneth è sempre stato estremamente generoso, paziente e gentile nei miei confronti, facendomi davvero sentire una Principessa – e infondendomi il coraggio di cui avevo bisogno per interpretare questo ruolo, facendomi sempre sentire molto accolta e accompagnata.

Richard Madden: Devo dire che è stato Kenneth l’elemento che mi ha spinto a partecipare a questo progetto. All’inizio non ero molto convinto. Poi però ovviamente sapendo che era Kenneth che l’avrebbe diretto, mi sono lasciato convincere e poi ho letto la sceneggiatura e la cosa mi ha entusiasmato, anche perché l’ho trovata estremamente sorprendente. Io ho sempre guardato con grande rispetto, con grande ammirazione a Kenneth come attore e come regista e l’ho seguito per tantissimi anni. Per me essere sul set con lui è stato veramente un grandissimo onore. E’ come partecipare ad una master class tutti i giorni. Ogni giorno praticamente sul set imparavo come comportarmi, anche come comportarmi da gentiluomo, perché devo dire, e non è una bugia, che molto del Principe da me interpretato è tratto da Kenneth e dal suo modo di comportarsi, perché lui è un vero gentiluomo. Anche quello che non si vede sullo schermo, è il fatto che sul set ogni giorno Kenneth mi ha dato, mi ha infuso grande fiducia. Ha avuto una grande comprensione per me e per il ruolo che dovevo svolgere. Comunque per me, questo è il primo grande film. Un film così grandioso, così ampio, di così grandi dimensioni e co-realizzato da persone che sono nel loro campo nei primi posti, sono al vertice di quello che si fa. E lui mi ha dato fiducia ogni giorno, dicendomi continuamente: sii creativo, gioca e interpreta.

Kenneth Branagh: Ovviamente dopo tutti questi complimenti, come dire, flutto nell’aria come tra i registi più apprezzati, quelli più dotati, di conseguenza sarò costretto a dare delle copiose somme sia a Lily che a Richard. [risata] Detto questo, devo dire che è veramente commovente, toccante ed emozionante sentire queste parole. Sono persone fantastiche. Sono grandi attori ma sono anche persone eccezionali, fantastiche e ci auguriamo vivamente di poter lavorare ancora insieme. L’idea sarebbe quella, anche se è un po’ presto per parlarne, di realizzare “Romeo e Giulietta” di Shakespeare. Abbiamo cominciato ad accennare e la sensazione, essendo delle persone così veramente eccezionali, è che siamo all’inizio di quella che speriamo, ci auguriamo essere una lunghissima conversazione tra noi, viste le loro lunghissime vite, la mia un pochino più corta rispetto alle loro, ma ci auguriamo di poter continuare a collaborare in più occasioni in futuro.

Per i protagonisti. Vi siete ispirati a qualche Principe o Principessa o a qualche altro personaggio letterale, per realizzare il vostro film?

Lily James: Ma devo dire che è stato Kenneth a incoraggiarci a guardare molti film; io ricordo in particolare Amy Adams in “Enchanted” (Come d’incanto) – e l’idea era di quella di farci sentire liberi di divertirci anche nel trovare delle caratteristiche a questa Principessa che non fosse la classica figura da Principessa, della Cenerentola come l’abbiamo in mente noi, ma che potesse essere anche spiritosa e in qualche modo sexy. Cioè eravamo assolutamente liberi di trovare gli ingredienti di cui dotarla; le caratteristiche di cui dotarla e io ho guardato e riguardato tutti i film della Disney al punto tale che cantavo le colonne sonore nel sonno, per riuscire a immergermi nel sapore che questi film così classici hanno – E considerando anche che i film della Disney sono cambiati nel corso degli anni per me è stato importante rivederli tutti.

Richard Madden: Non è che io abbia basato il mio Principe, su un Principe in particolare o ad una monarchia in particolare. Diciamo che abbiamo un po’ insieme a Kenneth parlato, esaminato i vari Principi, le varie monarchie e soprattutto i piccoli Regni, per esempio Il Principato di Monaco. I Principi che li hanno condotti, che si sono susseguiti e abbiamo cercato di estrapolare, di ritrarre quelli che sono gli elementi universali che in un certo senso accomunano un po’ i rappresentanti delle Case Regnanti. Quindi abbiamo cercato di tirare fuori tutti questi elementi e soprattutto quello che magari non si vede o meglio quello di cui non si parla, non si esplicita, ma che sembra essere un elemento comune nel quale loro sembrano essere molto portati. Il fatto di poter mettere a proprio agio le persone che sono intorno a loro. Sembra essere quasi una caratteristica innata dei Principi. Quindi abbiamo parlato, Kenneth mi ha dato da leggere dei libri che secondo lui, sono i libri che un re leggerebbe o dovrebbe leggere. Per esempio: “Le Meditazioni” di Marco Aurelio o “Il Principe” di Machiavelli e sebbene il film sia appunto pura magia, puro intrattenimento, una favola, abbiamo cercato però di far si che questo Principe avesse quanto più possibile i piedi per terra, che fosse quindi radicato a qualcosa di reale e che il rapporto fra i due fosse un qualcosa che poi venisse fuori in maniera come qualcosa di onesto fra i due personaggi. Non semplicemente un Principe che vive arroccato all’interno di questo castello, ma un soldato o un uomo che comunque vive la sua vita.

Kenneth Branagh: Voglio concludere dicendo una brevissima e semplicissima cosa. Siamo felici, siamo felici di essere qui! Io questo Paese lo amo, veramente lo amo, sin da quando mille anni fa, abbiamo fatto: “Molto rumore per nulla”. Trovo che sia un Paese fantastico, mi piace veramente e credo che sia per Noi un grandissimo piacere venire a presentare questo film qui; anche perché io credo che in Italia ci siano tante donne forti che riusciranno ad identificarsi con la nostra Cenerentola, con Lily e molti uomini forti che s’identificheranno con Richard. Grazie Italia per aver chiesto di venire a presentare il film. E’ sempre, sempre, sempre un piacere essere qui! Grazie mille per essere venuti! [applausi]

Il potere della gentilezza è il tema principale del film. Non hai mai avuto timore che Cenerentola apparisse troppo ingenua per questo? Se si, come hai cercato di riequilibrare questo elemento?

Lily James: Ne abbiamo parlato molto io e Ken, non volevamo assolutamente che Cenerentola apparisse come una giovane donna che subisse il suo destino. Abbiamo cercato di motivare tutte le scelte che compie, ad esempio quella di stare nella sua casa natale dov’è nata e cresciuta, perché lì aleggia ancora lo spirito dei genitori. Vediamo il peso che questa scelta ha su di lei e sappiamo che non è facile mantenerla. Io non credo che sia ingenua, è una ragazza che ha subito una grave perdita e dovrà subire angherie della matrigna e delle sue sorellastre: nessuno in quella posizione può permettersi l’ingenuità, quello che può fare è scegliere l’ottimismo.

Che effetto ha fatto indossare le scarpette di cristallo?

Uhm, non vorrei deludervi… Le scarpe sono Swarosky e sono frutto della computer grafica, quindi digitalizzate!

Lily indossa dei corsetti che le rendono la vita estremamente stretta, molto piccola che è una tecnica di tutte le favole Disney. Com’è stato?

Lily James: I corsetti non sono molto comodi da indossare perché ti senti strizzata e hai difficoltà a respirare. Sandy Powell si è davvero ispirata al tratto Disney! Io ho una vita piuttosto stretta, ma per indossare l’abito del ballo sono stata stretta ulteriormente…
Richard Madden: E quello è tutto reale! Le scarpe no, ma il vestito si! [risata]

Sempre riguardo al vestito: quanto era pesante?

Richard: Bhé lei di suo è una piuma, non pesa niente! Il vestito che indossava pesava quanto peso io! [risata] La fortuna è stata che il ballo è stato coreografato in modo tale che io avessi la spinta necessaria per sollevarla. Certo se la dovessi sollevare così com’è mi basterebbe una mano, con il vestito è stato molto più difficile… però avevo tanta di quell’adrenalina in corpo!

Rispetto ai principi delle altre favole, questo sembra avere finalmente una sua personalità. Tu cosa ne pensi? Hai aggiunto qualcosa di tuo?

Richard Madden: Innanzi tutto mi sentirei molto onorato ad essere paragonato a questo tipo di Principe perché è l’incarnazione del perfetto gentiluomo. Di mio ci ho messo l’umorismo, che lo differenzia da quello della fiaba Disney, e la capacità di comprendere la sua posizione privilegiata.

Che cosa si prova ad interpretare dei ruoli così amati e sognati da tutti?

Lily James: Credo di parlare anche a nome di Richard quando dico che, alla notizia di aver avuto questo ruolo siamo rimasti entusiasti, felici e subito dopo aver provato un terrore profondo di infrangere il sogno dei fans. Ma, grazie al cielo Ken ha improntato la lavorazione sulla semplicità, trasmettendoci una visione chiara e concentrata dei personaggi e di come voleva raccontare questa storia.

Visto che adesso avete avuto questa opportunità, se poteste scegliere di interpretare un altro film della Disney… Quale sarebbe?

Richard Madden: Assolutamente Aladdin, mi piacerebbe tantissimo!

Lily James: La Sirenetta nella parte della cattiva però!

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